Pd, democratico solo nel nome? Violante, il “processo” farsa della base anti Cav

Il Pd dalle mille anime e zeppo di correnti, capi e capetti ha mostrato nel “processo” interno di Torino contro Luciano Violante la propria eredità comunista, rimandando al peggior Pci, se non proprio alle purghe staliniane.

E’ questo Partito democratico – con molti suoi militanti rimasti nell’attesa… dell’ora X: “Quand asrà oraoura asrò prount” – che legittima ancora Silvio Berlusconi e il berlusconismo dopo i fallimenti e le nefandezze degli ultimi vent’anni.

L’ex presidente della Camera ha semplicemente ribadito il richiamo alla legalità per tutti, cioè una ovvietà: garantire (anche) al condannato Berlusconi il diritto di difesa. Per questo motivo è scattato il linciaggio personale e politico dei militanti di base contro l’ex magistrato, processato in un caldo pomeriggio domenicale nella sezione del Pd torinese e ammonito: “Compagno Violante devi stare zitto!”.

Senza scomodare la triste e tragica liturgia della democrazia bolscevica (idem nella Cina comunista della rivoluzione culturale) incentrata sull’assolutismo staliniano fatto di sospetti, (false) accuse, processi sommari e condanne contro chi la pensava diversamente anche nelle stesse file, spesso anche nel Pci – fino a quello berlingueriano – accadeva quel che è accaduto a Torino contro Violante. Come se la storia si fosse fermata, come se la democrazia e la legalità vale solo quando fa comodo.

Non hanno nulla da ridire Epifani, Renzi, Bersani, D’Alema, Veltroni, Rosi Bindi & compagnia cantante? Troppo facile, cavarsela facendo spallucce: “Sono compagni che sbagliano, ma è brava gente, soprattutto incalliti anti berlusconiani”. A nulla serve la difesa di Violante: “ Non ho mai proposto lodi o salvacondotti. Ho detto che Berlusconi ha il diritto di difendersi. E noi dobbiamo rispettare questo diritto”.

Il Partito democratico resta impigliato non solo nel dibattito precongressuale, ma anche nell’eterna questione se il segretario designato dalle primarie dovrà anche essere il candidato premier del partito. E Renzi – cultore della (propria) immagine, si dice pronto a fare il leader del pidì, con una sua rivoluzione culturale che sa molto di riverniciatura della vecchia bottega senza cambiare contenuti e prodotti negli scaffali.

Un conto sono le facile battute da applauso, un conto è rivoltare la mentalità culturale e politica di militanti ed elettori. Non a caso, il Cav regge.