Vaticano: Gotti Tedeschi, i corvi e i Giuda

La sala stampa vaticana emette un comunicato in cui “intima” all’Italia di non continuare le indagini sullo IOR.

di robo

Con uno stile asciutto e diretto – al vetriolo, secondo alcuni – la Sala Stampa della Santa Sede ha emesso un comunicato:

La Santa Sede ha appreso con sorpresa e preoccupazione le recenti vicende in cui è stato coinvolto il Prof. Gotti Tedeschi. Ripone nell’autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall’ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate. La Santa Sede conferma inoltre la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalità all’Istituto per le Opere di Religione e sta esaminando con la massima cura l’eventuale lesività delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e dei suoi organi. Si ribadisce, infine, che la mozione di sfiducia adottata nei confronti del Prof. Gotti Tedeschi da parte del Consiglio di Sovrintendenza è stata fondata su motivi oggettivi, attinenti alla governance dell’Istituto, e non determinata da una presunta opposizione alla linea della trasparenza, che anzi sta a cuore alle Autorità della Santa Sede, come all’Istituto stesso.

Il che, tradotto in parole semplici, è uno altolà all’Italia: “Non indagate sullo IOR perché se lo fate violate il diritto internazionale”.

Il cardinal Angelo BagnascoGli eventi alle spalle di questo laconico testo sono noti: l’allontanamento di Ettore Gotti Tedeschi dall’IOR, la sofferta ratifica di questa situazione da parte della commissione cardinalizia prima e poi la Procura di Napoli che fa sequestrare documenti a casa e negli uffici di Gotti Tedeschi, con successivo interrogatorio di parte dei pm napoletani Woodcock e Piscitelli e del procuratore di Roma con il suo aggiunto, Pignatone e Rossi.

L’enigma Gotti è sempre più al centro della politica vaticana e italiana, anche per via di quell’ormai celebre memoriale che l’ex Presidente dello Ior, nel caso in cui gli fosse successo qualcosa “di serio”, voleva far giungere nelle mani del papa. Certo, il modo in cui Gotti Tedeschi è stato fatto fuori non aiuta a creare un’immagine di trasparenza vaticana, anzi contribuisce a farlo apparire ancor più torbido. Scrive il vaticanista Andrea Tornielli:

A rileggere il turbinio degli eventi che hanno scosso i palazzi vaticani nelle ultime settimane, e i più recenti sviluppi riguardanti l’ex presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, bisogna ammettere che un momento peggiore per cacciarlo dalla guida della banca vaticana non poteva essere scelto. Il licenziamento del banchiere, deciso dal Consiglio di sovrintendenza, il board dei laici composto dal tedesco RonaldoHermann Schmitz, l’americano Carl Anderson (leader dei Cavalieri di Colombo), l’italiano Antonio Maria Marocco e lo spagnolo Manuel Sotoserrano, è infatti avvenuto il giorno dopo l’arresto dell’aiutante di camera di Benedetto XVI, trovato in possesso di carte riservate che non doveva avere.

Don Georg Gaenswein, segretario di papa Bendetto XVIIn tutta questa situazione che coinvolge maggiordomi e presidenti bancari gli animi si dividono in due. C’è chi decide che non sia il caso di parlare di corvi ma di veri e propri Giuda, dando, così, una precisa interpretazione dei fatti individuando traditore e traditi e chi prova a guardare al di là, secondo lo stile proprio del Vaticano. A quest’ultima corrente possiamo ascrivere il cardinal Bagnasco e il segretario del papa, don Georg Gaenswein.

Il primo, Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, spiega:

A volte, le onde e le ombre sembrano preponderanti, ma il Papa ci ricorda che il Signore è presente e ci ripete dolcemente le sue parole: “Non temete”. La Chiesa è profezia, cioè guarda lontano, oltre le contingenze, ma, soprattutto, dentro alle circostanze per coglierne gli esiti futuri e inevitabili. E lo fa con lo sguardo dello Spirito Santo. La Chiesa non parla per contrastare, ma per servire, non vuole affermare se stessa, ma essere fedele al suo Signore e all’uomo: mette in guardia da illusioni, ricorda la verità di Dio e dell’uomo come la risorsa ineguagliabile della famiglia, della vita, del bene comune

Il secondo, introducendo il libro Gesù di Nazaret all’università. Il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI letto e commentato negli atenei italiani edito dalla Libreria editrice vaticana (insomma: tutto fatto in casa), prova a presentare l’operato di Ratzinger non solo alla luce degli eventi presenti, ma di tutto il pontificato:

Il ministero di supremo pastore della Chiesa possiede una dimensione che fa sì che possano esprimersi nel modo più pieno e limpido la natura dell’uomo Joseph Ratzinger ed i doni che gli sono stati dati. In questo il Papa non è un politico e il suo pontificato non è un progetto. Non si tratta né di esercitare una singolare creatività, né di mettersi in particolare rilievo. Non è un caso che la parola “Provvidenza” venga spesso utilizzata dal Papa. Il 24 aprile 2005, alla Messa per l’inizio del ministero petrino, Benedetto XVI affermò dimostrativamente di rinunciare a un “programma di governo”; perché, in realtà, quel programma era stato già fissato da tempo, da circa duemila anni per essere precisi”. Quale “servo dei servi di Dio”, è d’esempio con la sua bontà, cura la collegialità fra i pastori, concentra il suo ministero sull’essenziale, in primo luogo sul rinnovamento nella fede, sul dono dell’Eucaristia e sull’unità della Chiesa. Ed evidentemente, proprio grazie al rafforzamento di queste fondamenta e in virtù del lascito del suo grande predecessore é riuscito in quello che, in un lasso di tempo così breve, ben pochi credevano possibile: la rivitalizzazione della Chiesa in un tempo difficile. Nella curia ha dato nuova linfa a forme antiche e al contempo ha potato rami secchi.

Tutto bello e vero e giusto. Ma in una situazione di cronica staticità come è quella della chiesa cattolica, i rami secchi vogliono essere potati?

Foto | TMNews

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