Siria, la controffensiva di Assad fra mimetismo e falsi bersagli

Il presidente siriano Bashar al Assad prepara la controffensiva mimetizzando gli obiettivi militari e utilizzando camion civili per gli spostamenti. E dal Senato degli Stati Uniti arriva l’ok a Obama per l’attacco

Bashar al-Assad sta preparando la difesa. Come? Disperdendo gli obiettivi militari come i missili Scud, fondamentali nel caso arrivassero attacchi da Israele e solitamente posizionati sul Qalamoun, la montagna che ospita alcune installazioni militari. Gli scud sarebbero stati spostati ora a Homs e Latakia, due città nella parte occidentale del Paese, quella più vicina al Mediterraneo.

Sono state evacuate posizioni dell’aeroporto internazionale di Damasco e la 115esima brigata (sospettata di aver portato l’attacco dello scorso 21 agosto, è stata trasferita al Nord. L’esercito siriano in queste ore sta cercando di mimetizzarsi spostandosi con camion civili requisiti invece che con camion militari, spostando le armi in capannoni industriali e occupando palazzi abbandonati. E, a quanto pare, alcuni prigionieri politici sarebbero stati spostati nei siti a rischio.

È la strategia dei falsi bersagli utilizzata dai serbi in Kosovo per ingannare l’aviazione statunitense e per costringere a riprogrammare continuamente la lista dei bersagli dei missili cruise Tomahawk. Nel cielo i satelliti spia e i droni in partenza dalle basi turche e da Sigonella. La lista dei 50 obiettivi indicati qualche giorno fa verosimilmente cambierà. Le installazioni che ospitano armi chimiche (fra cui Khan Abu Shamat e Al Furqlus) potrebbero essere risparmiate per il timore che si sprigionino nubi tossiche in grado di coinvolgere i civili.

Siria, il Senato approva l’attacco Usa

I leader della Commissione Esteri del Senato americano hanno raggiunto ieri sera (nella notte italiana) una bozza di accordo per l’autorizzazione all’uso di forza militare in Siria. Sono stati fissati due vincoli: il limite massimo di 90 giorni per l’intervento e un esplicito divieto dell’utilizzo delle truppe a terra.

L’appoggio all’azione in Siria arriva anche dall’opposizione. John Boehner, speaker repubblicano, ha spiegato che “è necessario reagire all’uso di queste armi. E solo gli Stati Uniti hanno la capacità di fermare Assad e lanciare un avvertimento ad altri regimi in tutto il mondo, che questo tipo di comportamento non può essere tollerato”. Anche Boehner ha ribadito che “questo non è l’Iraq, non è l’Afghanistan. Si tratta di un intervento limitato e proporzionato che invierà un messaggio non solo al regime di Assad, ma per altri Paesi che potrebbero essere interessati a violare queste norme internazionali. Un modo per dire loro che in quel caso ci sarebbero conseguenze”.

Obama: “la missione sarà un messaggio ad Assad e gli impedirà di usare armi chimiche”

Obama è stato interpellato a proposito delle ultime dichiarazioni del segretario di Stato John Kerry, secondo il quale l’intervento in Siria potrebbe essere ordinato anche senza l’appoggio del Congresso che, lo ricordiamo, prenderà una decisione entro il prossimo 15 settembre.

Il Presidente ha aggirato la domanda, dicendosi sicuro che il Congresso darà il suo appoggio alla missione lampo in Siria, quindi di fatto il problema non si pone, almeno per il momento. Anche perchè, come precisato più volte e ribadito oggi,

Non è l’Iraq, non è l’Afghistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che e’ un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro.

Due missili nel Mediterraneo. Israele conferma: “era un test insieme a USA”

13.33 – Gli Stati Uniti fanno una precisazione su quanto ammesso poco da Israele a proposito dei test missilistici. La marina militare USA ha precisato tramite un suo portavoce che “nessun missile è stato lanciato da navi statunitensi nel Mediterraneo“.

E ha rifiutato di aggiungere ulteriori particolari, evitando di fatto di negare di aver preso parte a un’esercitazione insieme a Israele.

12.33 – Israele ha fatto sapere che l’avvistamento russo di questa mattina non era affatto inventato, come si era cominciato a pensare dopo la mancanza di conferme a proposito della destinazione dei due missili, sicuramente precipitati in mare. Si è trattato di un test missilistico condotto proprio da Israele in collaborazione con gli Stati Uniti.

12.21 – Arriva anche la smentita dalla Siria. Secondo la tv libanese al-Manar le forze di sicurezza siriane non avrebbero intercettato alcun missile sul territorio siriano.

10.42 – Secondo l’ultimo aggiornamento dell’agenzia di stampa RIA, i due oggetti identificati dai radar russi sarebbero caduti in mare.

Il Ministro della Difesa russo Sergey Shoygu ha fatto sapere che i radar russi posizionati nella stazione Armavir, a sud del Paese, hanno identificato due oggetti balistici sparati dall’area centrale del bacino verso la costa orientale del Mediterraneo.

La rilevazione, scrive Reuters citando l’agenzia di stampa RIA, è avvenuta alle 8,16 ora italiana ed è stata prontamente comunicata al presidente Putin. L’agenzia non ha aggiunto altro e questo, al momento, è tutto quello che sappiamo.

L’agenzia di stampa russa ITAR-TASS ha precisato che secondo l’ambasciata russa in Siria non ci sono stati segni di attacchi missilistici o esplosioni a Damasco in seguito agli avvistamenti dei radar russi.

Kerry: “Sicuro che il Congresso voterà a favore di un intervento”

E' il segretario di stato Usa in pectore

John Kerry, Segretario di Stato americano, continua a spendere parole a favore di un intervento militare in Siria, ma come ben sappiamo tutto dipenderà dal responso del Senato statunitense, che voterà la risoluzione sull’attacco entro il 15 settembre.

Il presidente Obama in questi giorni sta incontrando i Senatori che saranno chiamati a votare nel tentativo di convincerli che la situazione in Siria possa essere risolta solo e soltanto con un intervento militare, ma Kerry è convinto che quest’opera di convincimento non sia necessaria.

Non contempliamo l’ipotesi che il Congresso voterà NO

In ogni caso, ha precisato Kerry, quello che deciderà il Congresso non sarà vincolante:

Il presidente ha il diritto di intraprendere l’azione indipendentemente da quello che dirà il Congresso.

Intanto il Syrian Electronic Army, il gruppo di hacker che sostengono il regime siriano di Bashar Assad già responsabile di un attacco al New York Times, ha preso di mira il sito internet della Marina statunitense e ha postato un messaggio in cui i Marines vengono definiti “fratelli” e il presidente Obama un terrorista:

Questo è un messaggio scritto per voi dai vostri fratelli dell’Esercito Siriano che sta combattendo al-Qaida da tre anni. Capiamo il vostro patriottismo e l’amore per il vostro Paese, quindi per favore cercate di capire il nostro amore per il nostro Paese.

Obama è un traditore che vuol mettere in pericolo vite per salvare i ribelli di al-Qaida. […] Rifiutate gli ordini e prendetevi un attimo per riflettere sul vero motivo che spinge un soldato a unirsi all’esercito: difendere la propria patria.

L’Esercito Siriano sarà il vostro alleato, non il vostro nemico. Siete più che benvenuti per combattere insieme al nostro esercito, non contro di esso.

Assad: “Obama e Hollande incapaci di fornire prove. Scoppierà una guerra regionale”

Bashar al-Assad, attraverso un’intervista rilasciata a Le Figaro, ha definito il Presidente americano Barak Obama e quello francese François Hollande, incapaci di fornire prove alle loro nazioni riguardo alluso di armi chimiche da parte dell’esercito della Siria e ha detto che non sarebbe logico se il Paese che lui guida avesse usato gas nella sua stessa area ferendo i suoi soldati.

Assad ha anche detto che il Medio Oriente è come una polveriera e la miccia è sempre più corta, spiegando che non basta parlare solo della risposta della Siria, ma anche di quello che potrebbe succedere dopo un eventuale primo attacco in tutta la regione e ha aggiunto:

“Tutti perderanno il controllo della situazione, quando la polveriera esploderà. Si diffonderanno caos ed estremismo

Siria, Rasmussen (Nato) è convinto che siano state usate armi chimiche

Il Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen si è detto convinto del fatto che in Siria sono state utilizzate armi chimiche in base a informazioni concrete messe a disposizione da alcuni Paesi membri della Nato. Sul tipo di reazione che l’Occidente intraprenderà e sulla possibilità di un intervento militare Rasmussen ha detto:

“L’obiettivo della reazione dovrebbe essere inviare un messaggio molto chiaro…che non si può agire in questo modo senza una reazione internazionale molto decisa. Non vedo una soluzione militare a lungo termine sostenibile in Siria… abbiamo bisogno di un processo politico”

Secondo il Segretario Nato, in pratica, la reazione militare deve essere breve, mirata ed efficace e dovrebbero essere i 28 Stati membri, guidati dagli Usa, e ha specificato:

“Non prevedo alcun altro ruolo per la Nato oltre a quello di fornire un forum per le consultazioni e appoggiare la Turchia, Paese membro che condivide la frontiera con la Siria”

E a proposito delle difesa della Turchia, ha specificato che la Nato ha già tutti i piani predisposti per agire in modo efficace.
All’inizio del 2013 l’Alleanza atlantica aveva già aiutato i turchi a difendersi dall’attacco che la Siria aveva mosso sparando dall’interno del proprio territorio verso i villaggi di confine. In quel caso erano state utilizzate batterie anti-missile Patriot messe a disposizione da Stati Uniti, Germania e Olanda.

Siria, secondo la Russia le prove degli Usa non convincono

La Russia vuole una soluzione diplomatica della situazione siriana, non ci sta a un attacco militare, come ha più volte ribadito insieme con la Cina, che è sulla stessa lunghezza d’onda. Non accetta “il linguaggio degli ultimatum” e soprattutto non si fida delle prove che Usa, Gran Bretagna e Francia hanno per dimostrare l’effettivo uso di armi chimiche in Siria sui civili.

La conferma di questa posizione di Mosca arriva attraverso le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov davanti agli studenti dell’Università moscovita Mgimo:

“Sull’uso di armi chimiche da parte di Damasco gli Usa ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono né mappe geografiche, né nomi, né alcuna prova che che i campioni siano stati prelevati da professionisti e neppure contenevano alcun commento sul fatto che molti esperti hanno messo in forte dubbio i video che girano su Internet. Inoltre, ci sono molte incongruenze. Quando si chiedono conferme più dettagliate dicono che è tutto segreto. Anche ciò che ci hanno fatto vedere britannici e francesi non ci convince”

Siria, Kerry: “Assad come Hitler e Saddam”

Domenica 1 settembre 2013
E' il segretario di stato Usa in pectore

Il segretario di Stato americano John Kerry paragona Assad a Hitler e Saddam e afferma che gli Stati Uniti hanno le prove dell’utilizzo di armi chimiche in Siria

John Kerry, Segretario di Stato americano, ha parlato quest’oggi alle televisioni americane Fox e Nbc ribadendo come gli Stati Uniti d’America abbiano le prove dell’utilizzo di gas sarin da parte del regime di Bashar al-Assad:

Campioni raccolti dai primi soccorritori il 21 agosto sono risultati positivi al test del sarin. Si tratta di campioni di sangue e capelli, nuove prove che suggeriscono il ruolo di Damasco nel raid.

In attesa degli esiti dei test condotti dagli esperti dell’Onu, nelle ultime 24 ore sono giunti i risultati condotti in maniera autonoma dagli Usa. Kerry si è detto fiducioso sulla decisione del Congresso alla quale ieri sera il presidente Obama ha vincolato il suo intervento in Siria.

Ma la comunicazione politica è fatta anche di colpi a effetto, specialmente se si interloquisce con un popolo come quello americano, generalmente a disagio quando è chiamato a indicare sulle mappe geografiche le località in cui si trovano i Paesi con i quali il suo esercito è in guerra.

E così John Kerry ha paragonato il presidente siriano Bashar al-Assad ad Adolf Hitler e a Saddam Hussein, due dittatori conosciuti anche dai suoi connazionali meno avveduti. La guerra si prepara anche con un piano di comunicazione efficace che tende alla semplificazione e a quel manicheismo che è tipico della cultura popolare americana. Quello di cui l’America ha bisogno è una legittimazione e visto che il partito democratico non può più permettersi il messianesimo teo-con di cui furono intrise le operazioni in Iraq e Afghanistan della presidenza del repubblicano George W. Bush, ecco affacciarsi lo spettro “laico” delle dittature del XX° e del XXI° secolo, una delle due, peraltro, copiosamente finanziata dagli stessi americani.

Assad: “Gli Stati Uniti non fermeranno la lotta al terrorismo”

È il potere che fissa le regole ed è il potere a definire cos’è e cosa non è terrorismo. Nel rispondere ai numerosi proclami delle ultime 24 ore, Bashar al-Assad ha affermato che la Siria è adeguatamente attrezzata per rispondere a qualsiasi aggressione esterna. Assad ha aggiunto che un eventuale attacco statunitense non cambierà i principi della Siria e non metterà fine alla sua lotta contro il terrorismo.

Lega Araba condanna uso armi chimiche

Con due giorni di anticipo, vista la gravità della situazione, si è svolta la riunione della Lega Araba. Il segretario generale Nabil Elaraby ha condannato l’uso di armi chimiche in Siria e il crimine che è costato la vita a più di 1400 persone. L’organizzazione si è riunita quest’oggi al Cairo per fare il punto della situazione sulla crisi siriana. Nel discorso inaugurale Elaraby ha comunicato all’assemblea la richiesta di parola di Ahmed El Gerba, capo delle opposizioni siriane riunite nella Coalizione nazionale siriana.

Papa Francesco: “Un grido di pace contro la guerra”

Nell’Angelus di quest’oggi Papa Francesco ha lanciato un appello interreligioso per una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria. Il sommo pontefice ha condannato con fermezza l’uso delle armi chimiche in Siria esprimendo preoccupazione, ma chiedendo con energia una risoluzione pacifica delle crisi medio-orientale:

Alzo la voce. Porto il grido della pace,mai più la guerra. L’unica strada per la pace è il dialogo, perché violenza chiama violenza.

Siria, Obama pronto all’attacco, ma dopo il via libera del Congresso

Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di essere pronto a intervenire, poiché

è un pericolo per la nostra sicurezza nazionale il rischio che ci si possa fare beffe del divieto globale di usare armi chimiche.

Nel suo breve intervento Obama ha anche specificato non interverrà senza che gli sia stata data l’autorizzazione dal Congresso che rappresenta la cittadinanza americana:

Il dibattito è necessario perché la decisione è troppo importante. Noi siamo pronti ad andare avanti come una sola nazione.

Obama ha poi aggiunto che l’attacco potrà essere portato domani, tra una settimana o tra un mese, ma sarà limitato nella portata. L’ipotesi che sembra attualmente più probabile è il lancio di missili cruise contro obiettivi militari siriani.

Attacco Usa in Siria: voto del Congresso entro il 15 settembre

Il Senato statunitense voterà la risoluzione sull’attacco militare alla Siria nella settimana che si concluderà il 15 settembre. Ad affermarlo è il capo della maggioranza Harry Reid spiegando che la prossima settimana il Senato farà pubbliche audizioni e incontrerà i vertici dell’amministrazione.

Forza navale Usa presidia il Mediterraneo Orientale

Nonostante l’ordine d’attacco sia stato differito di almeno una settimana, la forza navale degli Stati Uniti continuerà a presidiare il Mediterraneo orientale. Il capo di Stato maggiore Martin Dempsey ha ribadito che le forze Usa sono pronte per l’esecuzione del comandante in capo in qualunque momento.

Armi chimiche a Damasco: i quartieri colpiti la notte del 21 agosto

Putin a Obama: gli Usa presentino le prove sull’uso di armi chimiche

Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto che gli Stati Uniti forniscano, al Consiglio di sicurezza dell’ONU, le prove del presunto uso, da parte del governo siriano, di armi chimiche nei confronti di civili nella strage dello scorso 21 agosto. Quest’oggi, in un incontro con la stampa avvenuto a Vladivostok, Putin ha dichiarato ai giornalisti che la prova deve essere mostrata agli ispettori delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza e ha aggiunto che la presunzione dell’utilizzo di tali armi è da ritenersi “una sciocchezza assoluta”.

Le truppe governative siriane hanno circondato gli oppositori in diverse regioni. In queste condizioni, dare una carta vincente a coloro che chiedono un intervento militare sarebbe una sciocchezza assoluta.

Riferendosi agli Stati Uniti, Putin ha spiegato che la mancata presentazione di prove certe significherebbe che non è stato fatto uso di armi chimiche.

Il premier al Halqi: “La Siria è pronta”

Il primo ministro siriano al Halqi ha affermato che l’esercito siriano è “pienamente pronto” in caso di un eventuale intervento Usa. Nel comunicato diffuso dalla tv di Stato siriana si specifica che l’esercito lealista è “in piena mobilitazione” e “tiene il dito sul grilletto per affrontare qualsiasi sfida o scenario vorrà attuare” il nemico.

Iran: “Sionismo e Occidente pagheranno le conseguenze in caso di guerra”

Il presidente della Commissione iraniana sulla sicurezza Bourujerdi, in visita a Damasco, ha dichiarato che “un eventuale attacco incendierà la regione” e che “l’entità sionista e l’Occidente pagheranno per primi le conseguenze”. Sulla stessa linea Jafari, il comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica, che ha chiarito che l’intervento occidentale in Siria andrà ”al di là” dei confini siriani:

Gli americani credono che le reazioni a un intervento militare siano limitate all’interno dei confini siriani. È un’illusione.

Letta: “Senza Onu nessun intervento dell’Italia”

Il regime di Assad possiede arsenali di armi chimiche, il cui uso è un crimine contro l’umanità. Comprendiamo l’iniziativa di Usa e Francia, cui però, senza l’Onu, non possiamo partecipare,
queste le parole del premier Letta che ha aggiunto di sperare in “una soluzione politica al dramma siriano”, soluzione che potrebbe profilarsi nell’imminente vertice dei G20 in programma a San Pietroburgo.

I ministri degli esteri arabi si incontrano domani al Cairo

I ministri degli esteri dei Paesi arabi si incontreranno nella capitale egiziana Il Cairo domani, domenica 1° settembre, per discutere dell’emergenza siriana. Inizialmente l’incontro era previsto per martedì, ma è stato spostato “alla luce dei rapidi sviluppi della situazione in Siria e sulla base della richiesta di diversi stati arabi”, come ha spiegato il vicecapo della Lega Araba Ahmed Ben Helli. Martedì scorso la Lega Araba aveva accusato il regime siriano di effettuare attacchi con armi chimiche.

Siria, ispezione dell’Onu conclusa: due settimane per il verdetto

Gli ispettori inviati dall’ONU in Siria per capire se lo scorso 21 agosto siano state usate armi chimiche durante l’attacco che ha fatto 1429 vittime civili (fra cui 426 bambini) hanno lasciato questa notte la capitale Damasco per dirigersi in Libano, precisamente a Beirut. I tredici ispettori guidati da Ake Sellstrom hanno lasciato il loro albergo caricando i propri bagagli su sette veicoli dell’ONU.

L’analisi dei campioni potrebbe richiedere diverse settimane, sicuramente almeno due. Il gas nervino, infatti, è molto difficile da rintracciare: mezz’ora dopo la dispersione nell’aria i suoi effetti smettono di essere letali e dopo una settimana è praticamente impossibile trovarne traccia. Gli ispettori Onu hanno compiuto, dunque, le analisi al limite.

Martin Nesirsky, portavoce dell’ONU, ha dichiarato che se da una parte l’intenzione degli ispettori è quella di velocizzare le analisi, dall’altra gli ispettori potrebbero tornare nel Paese per compiere ulteriori indagini.

E mentre Obama temporeggia sull’attacco, Nesirsky invita alla massima cautela:

Questa non è una competizione elettorale nella quale si dispone di risultati preliminari ed exit poll. Questo è un processo scientifico: l’unico risultato che conta è quello delle analisi in laboratorio e l’analisi delle prove che sono state raccolte anche attraverso le dichiarazioni dei testimoni.

Siria: per il regime l’attacco è imminente

Fonti della sicurezza siriana hanno fatto sapere alla tv Al Arabya che il regime di Bashar al Assad si attende un attacco “in qualsiasi momento”. Le stesse fonti hanno detto che le forze dell’esercito siriano saranno “pronte a rispondere”.

Sei navi da guerra americane nel Mar Mediterraneo

Ieri sera una sesta nave da guerra degli Stati Uniti ha raggiunto il Mar Mediterraneo orientale dove erano già posizionati 5 cacciatorpedinieri americani armati con missili da crociera. La USS San Antonio è una nave anfibia con diverse centinaia di marines a bordo. Attualmente non è previsto un piano per impiegare i militari in un’azione di terra e, in casi estremi, si tratterebbe di un intervento limitato.

Via | Al Jazeera

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