Decadenza Berlusconi: il Cavaliere smentisce, nessun ultimatum al Governo Letta

Il Cavaliere smentisce se stesso: “Il Governo andrà avanti, ha fatto cose egregie”

Non passano neanche 24 ore e Silvio Berlusconi ritratta (ma parzialmente, com’è nel suo stile) l’ultimatum di ieri al Governo Letta in cui aveva minacciato di far cadere il Governo in caso di decadenza da senatore:

Questa mattina i giornali hanno pubblicato la notizia del mio ultimatum al Governo in caso di mia decadenza: io non ho pronunciato questa frase, ho ricordato che questo Governo l’ho voluto fortissimamente io con i miei collaboratori del Popolo delle Libertà e sono convinto che l’Italia abbia bisogno di un Governo che continui a governare. Addirittura non sono d’accordo con le critiche che vengono fatte a questo governo che in momenti difficili è riuscito a fare cose egregie. È una cosa che rientra nell’assurdità che una forza democratica, come il Partito Democratico, pretenda di restare a collaborare con un’altra forza democratica se gli si sottrae il fondatore e leader.

Questa l’accorata auto-difesa dei Berlusconi a Largo di Torre Argentina, al fianco di Marco Pannella, a due passi dalla sede del Partito Radicale e da Palazzo Grazioli, nel banchetto allestito per raccogliere firme per i sei referendum per la riforma della giustizia. Dopo l’endorsement delle scorse settimane, questa volta Berlusconi ci ha messo la firma.

Berlusconi ha poi aggiunto di avere una sola colpa, quella di “non essere mai riuscito a convincere gli italiani a darmi il 51% dei voti”.

Quanto alla dimissioni dei ministri del PDL nel caso venisse votata la sua decadenza da senatore, Berlusconi chiarisce come siano stati gli stessi ministri a comunicargli l’intenzione di lasciare il governo in caso il voto sia sfavorevole alla sua permanenza in Senato.

La giornata, comunque, non è ancora finita: da qui a mezzanotte anche la smentita potrebbe venire smentita.

Decadenza Berlusconi: “Se la votano cade il governo”

Mentre Enrico Letta e Matteo Renzi sono impegnati nei comizi alle Feste Democratiche (in cui entrambi hanno lasciato zero margini di manovra al Cavaliere), Silvio Berlusconi telefona a un incontro dell’Esercito di Silvio (una telefonata non si nega a nessuno) per far sapere che se la sinistra non cede sulla sua decadenza il governo cadrà.

“Sarebbe disdicevole se il governo cadesse ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica”, queste le parole che risuonano a Bassano del Grappa. Un ricatto, insomma: o mi salvate o le larghe intese sono finite.

“Abbiamo fatto le larghe intese, di pacificazione per vedere se si potesse mettere fine alla guerra civile, quella guerra fredda partita dopo il ’48. Invece avete visto quello che è successo siamo ancora in mezzo al guado”. Il riferimento al ’48 sembra un po’ azzardato, ma è evidente che Berlusconi si riferisce alla contrapposizione tra destra e sinistra, andando quindi oltre la “guerra dei vent’anni” che si è scatenata attorno a lui.

“Ora si ripete la stessa situazione, perché attraverso delle misure giudiziarie che nulla hanno a che vedere con la democrazia, si cerca di togliere di mezzo il sottoscritto che per vent’anni è stato considerato ed è ancora considerato un ostacolo insormontabile dalla sinistra per tenere il potere“. Ma siccome Berlusconi non lancia mai minacce senza farle seguire da uno spiraglio di apertura, ecco che la pacificazione è ancora possibile, se il Pd si arrende e gli lancia l’amo necessario alla salvezza: “Spero che il Pd si dimostri responsabile e decida in maniera democratica”.

Ovviamente decidere in “maniera democratica” significa soltanto salvare un uomo condannato in via definitiva. Ogni altra scelta sarebbe una gravissima lesione alla democrazia e a quel punto per Enrico Letta e i suoi sarebbe finita. Parola di Cavaliere.

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