Alfonso Papa fa lo sciopero della fame per i suicidi in carcere

Il deputato Pdl, dopo l’esperienza agli arresti, denuncia la situazione delle carceri

di guido

La situazione delle carceri è uno dei drammi silenziosi del nostro paese. Le prigioni italiane sono sovraffollate, dall’inizio dell’anno ci sono stati 23 suicidi di detenuti (nel 2011 sono stati 66), ma il Parlamento e il governo non riescono a trovare una soluzione. E quando si parla di amnistia o indulto, la contrapposizione politica ha sempre la meglio su tutto: non è un caso che l’ultima amnistia risalga al 1990.

Marco Pannella e i radicali hanno fatto di questo uno dei loro cavalli di battaglia, e oggi si aggiunge, un po’ a sorpresa, un’altra voce, quella di Alfonso Papa. Deputato del Pdl, ex magistrato, ex capogabinetto vicario al ministero della Giustizia, un anno fa finiva nell’inchiesta sulla P4 con l’accusa di corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio: il 20 luglio 2011 la Camera disse sì all’arresto grazie anche al voto favorevole della Lega Nord. Da allora Papa ha passato 103 giorni in carcere.

Oggi Papa si confida con Bernardo Iovene a Reportime sul Corriere, annunciando lo sciopero della fame, non per la sua vicenda ma per denunciare lo stato delle carceri. La decisione a seguito dell’ultimo suicidio in carcere, a Sollicciano, dove i detenuti sono il doppio della capienza prevista e vivono in condizioni disumane. Papa racconta anche della sua esperienza in prigione, della “grande umanità” che ha conosciuto (ma non parla mai di “condannati”), concludendo che il carcere, come il cimitero, rende tutti uguali. ‘A livella, per dirla con il suo concittadino Totò.

Papa denuncia il silenzio dei media e dei suoi colleghi parlamentari. Proprio come fa da anni Pannella, e con buoni motivi: il sovraffollamento delle carceri (44.000 posti per 68.000 detenuti), le strutture fatiscenti, la mancanza di assistenza sanitaria, l’impossibilità di attuare percorsi lavorativi di recupero dei detenuti. Tutti problemi che non sono mai stati affrontati dai governi e dal Parlamento. E allora, come chiosa con amara ironia Iovene nell’intervista, forse sarebbe il caso che tutti i parlamentari andassero in carcere per qualche tempo?