Primarie PD. Matteo Renzi intervistato da L’Espresso: pronta la candidatura alla segreteria?

Il sindaco di Firenze starebbe per ufficializzare la corsa alla segreteria Pd

di guido

Nonostante il parere negativo di D’Alema, Matteo Renzi sembra pronto a far partire la corsa per la conquista della segreteria PD. L’Espresso, che lo ha intervistato, dà per certo che la macchina organizzativa sia già partita, anche se l’ufficialità arriverà solo dopo l’assemblea del 20-21 settembre da cui uscirà la data del congresso e delle primarie.

Renzi ha quindi deciso di conquistare la segreteria del partito, per poi candidarsi premier quando verrà il momento. E nel frattempo, visto che difficilmente potrà ricandidarsi a sindaco di Firenze, potrebbe invece presentarsi da segretario Pd alle elezioni europee. Una scelta che, se da un lato rischia di fargli perdere l’etichetta di “nuovo”, dall’altro lo mette al riparo dal rischio di diventare premier senza avere l’appoggio del partito. Ma la posta in gioco e alta, se dovesse perdere anche queste primarie la carriera politica di Renzi incontrerebbe uno stop senza rimedio, e lui lo sa ed è deciso a giocare bene tutte le carte a sua disposizione.

Tanto per cominciare, nell’intervista abbassa i toni nei confronti del governo Letta, non rinunciando però a criticarlo:

Le larghe intese non possono diventare un’ideologia, come vorrebbe qualcuno, la politica deve restituire speranza. Se il governo dura e fa le cose, e io spero che sia così, il Pd dovrà incalzarlo ogni giorno con una sua proposta. La legge elettorale su modello di quella dei sindaci, funziona benissimo. Oppure il taglio delle pensioni d’oro. Il governo Letta deve diventare il governo del Pd.

Renzi rivendica il diritto di spronare il governo ma ribadisce di non voler interferire, e di non volerlo fare neppure se diventerà segretario Pd.

Ogni giorno il segretario del Pd, chiunque egli sia, deve spingere perché il governo sia coerente con i suoi programmi

A giudicare dalle anticipazioni dell’intervista, si tratta di un Renzi dai toni più pacati, nonostante i big del partito si dice che guardassero con un certo timore al ritorno alla ribalta del “rottamatore” dopo un agosto in silenzio.

E in silenzio Renzi ha cercato di allargare il suo giro di alleati e uomini di fiducia, quello che è stato ironicamente ribattezzato il “cantuccio magico”, che ora comprende anche il sindaco di Milano Pisapia e quello di Bologna Merola, oltre alla presidente del Friuli Debora Serracchiani. Se davvero Renzi deciderà di candidarsi alla segreteria, è evidente che scommette su una conclusione del governo all’inizio del prossimo anno e in elezioni anticipate a primavera o prima, uno scenario ideale che gli permetterebbe di mettere le mani nella stanza dei bottoni del partito senza diventare “vecchio”, e quindi arrivare a Palazzo Chigi potendo contare sull’appoggio del Pd. Se invece il governo riuscisse a durare, per Renzi si tratterebbe di riuscire a mantenere l’immagine di “nuovo che avanza” anche guidando il partito, e magari da un seggio di Strasburgo.

Quando Renzi ha detto “stavolta non mi faccio fregare” forse non intendeva, come l’hanno interpretato molti, aspettare le regole delle primarie, quanto il fatto di voler contare sul controllo del partito prima di candidarsi alla premiership, per non fare come Romano Prodi (ma anche, perdendo le elezioni, Francesco Rutelli), mandati allo sbaraglio senza avere il partito alle spalle.

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