Paolo Scaroni:”Il petrolio arriverà a duecento dollari al barile”

Oggi su Repubblica Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, spiega il futuro del colosso energetico Made in Italy. Una volta avevamo gente come Mattei ad occuparsi di certe politiche, oggi abbiamo Scaroni: è la postmodernità liquida, bellezza, e non puoi farci niente. Nell’intervista a parer mio ci sono alcune cose notevoli: la prima, è che secondo

Oggi su Repubblica Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, spiega il futuro del colosso energetico Made in Italy. Una volta avevamo gente come Mattei ad occuparsi di certe politiche, oggi abbiamo Scaroni: è la postmodernità liquida, bellezza, e non puoi farci niente. Nell’intervista a parer mio ci sono alcune cose notevoli: la prima, è che secondo l’Ad Eni non esiste alcun legame al meccanismo della domanda e dell’offerta per i prezzi del petrolio al barile.

Possibile: meno possibile, vedere il barile scendere a 120 dollari per agosto, come secondo me un pò ottimisticamente prevede. C’è poi un pezzettino che nessuno avrà notato, e che secondo me è il punctum: a un certo punto Mario Calabresi, che firma il pezzo, gli chiede degli investimenti in Iran. Scaroni spiega “Se uscissimo oggi dall’Iran, perderemmo tra i 2 e i 3 miliardi di dollari”.

Uhm, ecco spiegate molte cose, vi ricordate del vertice Fao e di tutto quello che seguì alla presenza di Mahmoud Ahmadinejad? Bene. Infine, Scaroni lascia aperto uno spiraglio, ritornando su una vicenda di cui anche noi ci eravamo occupati, ovvero “l’offerta che non si poteva rifiutare” fatta da Aleksei Miller, numero uno di Gazprom, a Romano Prodi. Il Professore aveva rifiutato, lasciando la poltrona libera, e secondo Scaroni “Non servono persone con quel profilo internazionale”: e chiude sibillino “La posizione è ancora libera”. Vuoi vedere che…