Movimento 5 Stelle: i dissidenti allo scoperto. Aria di scissione?

Ricomincia la guerra tra talebani e dissidenti. Ma finché il governo è in piedi non si arriverà alla resa dei conti.


Nel Movimento 5 Stelle sembrano tornati i tempi degli scontri sull’appoggio a Bersani prima e riguardo la diaria poi. Talebani contro dissidenti: i primi accusati di essere solo in grado di approvare in modo plebiscitario le decisioni di Beppe Grillo, i secondi di essere attaccati alla poltrona come veri politicanti. “Finché saremo un gregge avremo bisogno di un pastore e di cani da guardia”, parole che rendono perfettamente l’idea dell’atmosfera che si respira nel M5S e che sono state attribuite a Francesco Campanella, anche se le ha postate un sostenitore sul suo profilo Facebook.

Ma insomma, si capisce che la tregua nata per fermare il tracollo del Movimento 5 Stelle nei sondaggi (e che ha funzionato) sta per rompersi; nel gruppo le acque stanno tornando ad agitarsi, come accade ogni volta che il clima politico italiano si fa più teso. Aria di scissione? Quel che è certo è che tra fuoriusciti, espulsi e insofferenti i numeri iniziano ormai a essere importanti.

Adele Gambaro e Marino Mastrangelo sono stati cacciati; Vincenza Labriola, Alessandro Furnari, Paola De Pin, Fabiola Anitori e Adriano Zaccagnini se ne sono andati. E a questi vanno aggiunti quelli che al momento sembrano soffrire meno la leadership soffocante di Grillo & Casaleggio: Francesco Campanella, Elena Fattori, Alessandra Bencini (minacciata d’espulsione), Luis Orellana, Monica Casaletto, Lorenzo Battista, Maria Mussini e Fabrizio Bocchino. Otto nomi tra Camera e Senato.

Numeri che potrebbero crescere ulteriormente quando si arriverà al redde rationem. Che succederà? Per il momento nulla: la vittoria del Pdl sulla questione Imu ha serrato i ranghi governativi (ma non durerà molto), e finché l’esecutivo è al sicuro non c’è ragione per i dissidenti di uscire allo scoperto (al massimo potrebbe scattare qualche espulsione, a cominciare da quella di Alessandra Bencini).

Le cose però cambieranno rapidamente quando la crisi di governo sarà prossima: a quel punto si vedrà se i dissidenti saranno pronti a fare la mossa decisiva per tenere in piedi il governo almeno per cambiare il Porcellum (su cui il Movimento 5 Stelle ha improvvisamente cambiato idea) e quanti saranno.