Silvio Berlusconi: la difesa dalla decadenza

Berlusconi e Ghedini si affidano a sei esperti giuristi per sottolineare la necessità di ricorrere alla Corte Costituzionale a proposito della decadenza e l’incandidabilità dell’ex Premier.


La memoria difensiva messa a punto da Silvio Berlusconi e dal suo avvocato Nicolò Ghedini, quella presentata alla Giunta per le immunità e le elezioni che a partire dal prossimo 9 settembre sarà chiamata a decidere sulla decadenza dell’ex premier da senatore, è stata resa pubblica.

Come abbiamo anticipato ieri, la memoria si apre con una lettera firmata dallo stesso Berlusconi:

Alla giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari,

in relazione alla comunicazione del giorno 8.08.2013 (prof. n. 609/VP) riguardante l’asserita applicabilità degli articoli 1 e 3 del decreto legislativo 31.12.2012 n. 35, si ritene opportuno, al fine di contribuire alla decisione che codesta Onorevole Giunta vorrà assumere, depositare alcuni pareri pro veritate.
Per il rispetto dovuto al delicato e complesso lavoro in corso di svolgimento ed anche per la peculiarità e novità della norma sottoposta al giudizio, si ritiene, allo stato, di non esplicare alcuna ulteriore osservazione.
Si significa altresì, riservandosi di depositare l’atto entro il giorno 9.09.2013, che è in corso di redazione il ricorso ai sensi dell’art. 7 della legge 04/08/1995 n. 848, ritenendo pacificamente violati i principi ivi enunciati.

Sen. Silvio Berlusconi.

Alle parole del Cavaliere seguono i sei pareri di altrettanti esperti, giuristi e avvocati, che in nome della verità, spiegano come e perchè secondo loro si può e si deve sollevare davanti alla Consulta la questione della legittimità sulla legge Severino, facendo così guadagnare a Berlusconi un po’ di tempo.

La pensa così Domenico Nania, avvocato ed ex vicepresidente del Senato,

il mio parere è nel senso della sussistenza dell’anzidetta legittimazione alla stregua delle considerazioni di seguito esposte in forma necessariamente sintetica, suscettibili all’occorrenza di ulteriori sviluppi.

a cui seguono i pareri concordi di Gustavo Pansini, professore emerito in Diritto processuale penale all’Università di Roma Tor Vergata, e di Giorgio Spangher, docente di Procedura penale all’Università Sapienza di Roma e membro del comitato scientifico del Consiglio Superiore della Magistratura. Quest’ultimo, in sette pagine di motivazioni, conclude così:

[…] impongano quindi alla Giunta per le immunità di sollevare questione di illegittimità costituzionale nella norma, nella parte in cui non specifica che essa non ha effetto retroattivo, devolvendone il giudizio alla Corte Costituzione, esclusivamente competente su di essa.

Anche Antonella Marandola, professore straordinario di Diritto processuale penale presso la Libera Università del Mediterraneo Jean Monnet, sottolinea la non retroattività della Legge:

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge. […] Nel rispetto dei principi di legalità e irretroattività (del trattamento punitivo più sfavorevole) la sanzione non può applicarsi ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della (nuova legge), anche se la condanna definitiva interviene dopo la sua entrata in vigore.

Concludono la lista di pareri pro veritate quelli di Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale all’Università Statale di Milano e membro laico del Consiglio superiore della magistratura, e di Giovanni Guzzetta, docente ordinario di Diritto pubblico all’Università di Roma Tor Vergata, entrambi concordi nell’affermare che la Giunta esamini i dubbi di costituzionalità delle norme sulla decadenza e sull’ineleggibilità.

La Giunta, lo ricordiamo, deciderà a partire dal prossimo 9 settembre.

Via | Huffington Post

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