Decadenza Berlusconi: oggi la memoria difensiva in giunta. Si punta al ricorso alla Corte

Il Cavaliere gioca su più tavoli: pensa anche alla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e alla grazia per la pena accessoria. Ma per salvarsi deve andare tutto per il verso giusto.

Silvio Berlusconi e Nicolò Ghedini hanno messo a punto la memoria difensiva da presentare oggi alla Giunta per le immunità e le elezioni, quella che a partire dal 9 settembre dovrà decidere della decadenza del Cavaliere da senatore e conseguente incandidabilità. Che cosa c’è scritto in questa memoria? Nella parte firmata da Berlusconi in persona si sottolinea la sua estraneità dai fatti che l’hanno portato alla condanna definitiva nel Processo Mediaset, ma quello che più conta sono i pareri messi assieme dal suo avvocato, Ghedini.

Pareri di sei esperti, giuristi e avvocati, tra cui spicca quello di Vittorio Manes, collaboratore dell’ufficio studi della Consulta. L’obiettivo finale di questa memoria è quello di rendere sempre più credibile le ipotesi di incostituzionalità della Legge Severino e quindi della necessità di ricorrere alla Corte Costituzionale. Una strada che ha numerosi vantaggi: non cancella l’ipotesi della grazia ed è la “meno mal vista” da parte del Pd (come dimostrano le parole di Luciano Violante).

Ma soprattutto consentirebbe al Cavaliere di guadagnare tempo, guadagnare altri mesi di vita politica. Perché se il ricorso alla Corte Costituzionale passasse (ma ci vogliono i voti del Pd), ovviamente l’iter in Giunta si bloccherebbe. Si può fare? I pareri su questo punto sono discordi: la Giunta – ha spiegato uno dei collaboratori di Ghedini, Domenico Nania – ha natura giuridica e quindi il ricorso è ammissibile (previo voto); ma resta il problema politico di un Parlamento che mette in dubbio la costituzionalità di una legge da lui stesso votata.

Resta il fatto che il ricorso al momento sembra la strada più praticabile, anche se non si escludono altre due mosse: il ricorso alla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo contro la legge Severino che ne violerebbe due articoli: uno riguarda la irretroatività (non si può essere puniti per un delitto non previsto nel momento in cui è stato commesso) e l’altro il giusto processo, che – secondo Ghedini – non c’è stato. Se il secondo punto è questione soggettiva, non si capisce bene cosa regga la questione irretroatività: il reato per cui Berlusconi è stato condannato era ovviamente già esistente, ciò che non esisteva ancora erano solo la decadenza e l’incandidadibilità.

Dicevamo di due strade: perché il Cavaliere sta pensando anche di chiedere la grazia a Napolitano. Una grazia che però riguarderebbe solo la pena accessoria (l’interdizione dai pubblici uffici), che quindi farebbe salva la condanna ma permetterebbe a Berlusconi di poter continuare la sua carriera politica. La mossa è giuridicamente possibile, ma non avrebbe nessun effetto contro la decadenza da Senatore – se votata – e l’incandidabilità. Insomma, per salvarsi il Cavaliere deve giocare su più tavoli, sperando che tutto vada nel verso giusto per lui.

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