Consigliere Pdl su Facebook: “Gli zingari sono come le meduse”

L’uomo, che è vicepresidente del consiglio comunale di Genova, ha poi chiesto scusa

di guido

Nuovo episodio relativo al conflittuale rapporto tra politici e social network, dopo il caso della leghista che si augurava lo stupro del ministro Kyenge, e quello dell’esponente Pd sardo che invece si augurava che a essere stuprata fosse l’atleta russa Elena Ishinbayeva. A finire al centro delle polemiche stavolta è Stefano Balleari, consigliere Pdl e vicepresidente del consiglio comunale di Genova.

L’esponente del Popolo della libertà, 65 anni, vicepresidente del consiglio comunale dal 2011, era in vacanza in Corsica quando ha avuto la bella idea di postare su Facebook la seguente frase:

Le meduse sono come gli zingari: inutili e fastidiose!!

Nonostante la calura estiva, i frequentatori del social network sono ancora svegli e attenti, e in pochi minuti le reazioni hanno ridotto Balleari a più miti consigli, tanto da far sparire quasi subito la frase dalla sua bacheca. Troppo tardi, perché il post era già stato salvato, “screenshottato” e condiviso altrove, così come sono stati salvati anche i 6 “mi piace” raccolti in pochi minuti, e il commento di una tale Cristina Scarfogliero, collega di partito e consigliere municipale, che aveva scritto:

Dovresti mandarla al vicesindaco che dice “poverini”, magari difende anche le meduse.

Balleari, descritto come un politico moderato e solitamente estraneo a questo tipo di esternazioni, ci ha tenuto a scusarsi con una dichiarazione al Secolo XIX, il quotidiano di Genova che ha raccontato per primo la vicenda.

Avevo appena letto di una serie di furti da parte di alcuni zingari, poi ho visto le meduse e mi è venuta questa associazione di idee, ho sbagliato. Avrei scritto cose analoghe anche se i protagonisti dei furti fossero stati ragazzi di Albaro.

Chissà se un post sui “ragazzi di Albaro sono come le meduse” avrebbe suscitato la stessa reazione. In ogni caso dalla dichiarazione di Balleari prendono le distanze anche alcuni esponenti del Pdl, come Matteo Campora che parla di “uno scivolone, una frase inopportuna”.

Ma la vicenda rischia di avere anche altri strascichi perché il capogruppo Pd al consiglio comunale di Genova ha dichiarato di voler affrontare la questione pubblicamente, perché

Facebook è un luogo pubblico, come la Sala Rossa di Palazzo Tursi, e scrivere una cosa sul social network equivale a dirla in consiglio Comunale. Di questa storia si dovrà parlare anche in aula

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