Agibilità politica, inagibilità giornalistica

Cosa significa agibilità politica? Che senso ha, nel caso Berlusconi? Perché viene usata in maniera così insistente dai media?

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L’agibilità politica è una di quelle “parole nuove” che l’Italia berlusconiana e antiberlusconiana ha consegnato alla sua poco onorevole e dimenticabilissima storia contemporanea. Un modo di dire di cui si trovava traccia, fino a poco tempo fa, in volantini militanti di quella che oggi verrebbe definita sinistra radicale, o peggio, e che un tempo era solo e semplicemete “sinistra”.

L’agibilità politica non esiste. Non ha una definizione. Non vuol dire niente. E’ una locuzione che sta per trasformarsi in cliché, complici i titoli dei giornali, dei telegiornali, di tutti quanti, ma che è del tutto priva di significato, nel caso specifico.

Facciamoci aiutare dalle definizioni delle due parole che compongono la locuzione. Secondo la Treccani:

    agibilità s. f. [der. di agibile]. – L’essere agibile. In partic.:

    1. A. di un diritto, la possibilità che esso sia fatto valere in giudizio.

    2. Di luogo o impianto pubblico, l’essere in condizione di poter essere aperto o adibito agli scopi per cui è stato costruito: a. di un teatro, d’un campo sportivo; a. di un nuovo aeroporto (o di una sua pista); a. di un pozzo; richiedere il certificato di a. (alle autorità competenti); negare il permesso di agibilità. Per estens., è talora riferito, impropriam., a edifici di abitazione privata, come sinon. di abitabilità (in senso generico), soprattutto in frasi negative (cfr. inagibilità).

Come potete notare, non c’è alcun riferimento, nella definizione, a questioni politiche. E poi c’è il “politico”, appunto. Facciamoci aiutare ancora dalla Treccani.

    polìtico1 agg. [dal lat. politĭcus, gr. πολιτικός, der. di πολίτης «cittadino»] (pl. m. -ci). –

    1.

    a. Che riguarda la politica, cioè l’arte del governo, l’esercizio dei pubblici poteri, l’amministrazione dello stato e, in genere, la vita pubblica: costituzione p.; ordinamenti p.; regimi p.; struttura p.; assetto, equilibrio p.; seguire un indirizzo p.; azione, condotta p.; i partiti p., le forze p.; il potere p.; il quadro p.; gruppi p.; situazione p., avvenimenti p., crisi p.; vita p., sia la vita pubblica in genere, sia quella di chi partecipa attivamente agli affari pubblici.

    continua

Le due parole messe insieme significano un qualcosa che potremmo dire così:

    L’agibilità politica consiste nell’essere messi in condizione di occuparsi dell’arte del governo, dell’amministrazione dello stato, dell’esercizio dei pubblici poteri.

Ora, la domanda che nasce spontanea è: perché si parla di agibilità politica, nel caso di Berlusconi? La dicitura nasce a destra, ed è fuorviante, quasi neolinguistica.

Facciamo un esempio materiale. Se un edificio è inagibile, ma non lesionato in maniera irrecuperabile, si possono fare interventi per renderlo nuovamente agibile, ristrutturarlo e simili. La metafora dell’agibilità, può in qualche modo riguardare Berlusconi?

Certamente. Ma solo se lasciamo pensare che l’agibilità sia un sotterfugio. Abitereste mai in un edificio dichiarato agibile per sotterfugio? Non credo, a meno che non sia la vostra unica possibilità. Nel caso specifico, Berlusconi ha perso la sua agibilità politica essendosi reso colpevole – lo hanno riconosciuto tre gradi di giudizio – di frode fiscale, non è un incidente di percorso cui la politica possa porre rimedio.

Si continua a ripetere questa dicitura, ad libitum, perché così entra bene nei cervelli delle persone e si perde il significato ultimo di quanto viene chiesto. Nel caso specifico, cioè, agibilità politica per Berlusconi, si dovrebbe modificare la definizione che abbiamo provato a costruire, in questo modo:

    L’agibilità politica per Berlusconi è la possibilità, per il leader del Popolo delle Libertà, di occuparsi dell’arte del governo, dell’amministrazione dello stato, dell’esercizio dei pubblici poteri, indipendentemente da qualsivoglia reato commesso, di cui Berlusconi sia stato riconosciuto colpevole dopo tre gradi di giudizio.

Capite bene che le cose cambiano, no?

Ecco perché ogni volta che un titolo parla di agibilità politica è un inciampo giornalistico, un danno alla diffusione delle idee, un avallo alla neolingua, un colpo al cuore al pensiero unico.

Il giornalismo italiano è del tutto inagibile, per chi volesse uscire dall’agenda e dalle terminologie canonizzate.

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