Armi chimiche in Siria, Medici Senza Frontiere denuncia: 355 morti con sintomi da neurotossine

MSF riporta le inquietanti osservazioni del personale medico di tre ospedali di Damasco, e chiede l’intervento di osservatori esterni.

di sara

L’ONG Médecins sans frontières (MSF), chiede a voce alta l’invio di investigatori indipendenti in Siria, allorquando i suoi collaboratori sul territorio non possono rendersi negli ospedali per ragioni di sicurezza. Secondo le testimonianze del personale operante nei tre nosocomi del governatorato di Damasco sostenuti dall’associazione “circa 3600 pazienti presentanti dei sintomi da neurotossine” sarebbero stati ammessi nel solo arco di tre ore mercoledì 21 agosto. E il peggio è che, sempre secondo il sito di MSF, “355 tra loro sono già morti”. Bart Janssens, direttore delle operazioni dell’ONG, riporta quanto osservato dagli operatori “sintomi come convulsioni, iper-salivazione, pupille contratte, visione offuscata e difficoltà respiratorie” e aggiunge che:

I sintomi che ci sono stati riferiti, lo schema epidemiologico dell’evento – caratterizzato dall’afflusso massivo di pazienti in un lasso di tempo estremamente corto, la provenienza degli stessi e la contaminazione dei membri delle équipe di soccorso e del personale che ha fornito le prime cure – suggeriscono un’esposizione massiva ad un agente neurotossico. Il che costituirebbe una violazione del diritto internazionale umanitario che vieta formalmente l’utilizzo di armi chimiche e biologiche.

Effetti che però con costituirebbero prove scientifiche e inequivocabili dell’accaduto. Nel frattempo i pazienti sono curati con l’atropina, attingendo alle riserve di 1600 ampolle fornite negli ultimi mesi, mentre 7000 dosi supplementari sono già state inviate ai nosocomi della zona per rinforzare le scorte a scopo preventivo.

Foto by Stephen Downes.

Via | msf.fr/presse/communiques

Armi chimiche, la Francia chiede i conti, Fabius: “se i siriani rifiutano sono colpevoli”


Sostegno agli osservatori dell’ONU, ferma condanna delle armi chimiche e coinvolgimento della comunità internazionale, le richieste della Francia a proposito del dossier Siria.
Parla chiaro Laurent Fabius, ministro degli esteri francese che aveva dichiarato, all’uscita dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a Bruxelles, la necessità di sostenere appieno il lavoro dell’équipe di osservatori presenti sul territorio. Ferma condanna del massacro di Damasco, da parte della Francia dunque, che esige delucidazioni sulla questione dell’utilizzo delle armi chimiche e non si ferma lì. Il titolare del suddetto dicastero, un nome di peso sullo scacchiere internazionale, ha infatti affermato pubblicamente di temere “un massacro senza precedenti”, sottolineando che “se i siriani rifiutano (l’intervento degli osservatori) sono colpevoli”. Un appello a “far luce” sui fatti, che non riempie completamente il vuoto lasciato dalla mancanza di una dichiarazione comune.

Reazione di forza, ma senza invio di militari

Ecco il sunto delle richieste di Fabius che esorta la comunità internazionale ad agire nel caso in cui sia provato l’utilizzo delle armi chimiche da parte dell’esercito di Bachar al-Assad che smentisce fermamente ogni utilizzo di gas sarin (neurotossico) e denuncia una propaganda della Coalizione Nazionale dell’opposizione siriana che, da parte sua richiama l’attenzione su un raid che avrebbe causato più di 1.700 vittime. Ciò non toglie che, numerosi paesi europei e gli USA, chiamati in causa dall’opinione pubblica sollecitata da filmati-choc abbiano chiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Una decina di esperti, presenti sul territorio siriano da domenica scorsa, dato che la questione delle armi chimiche chiama direttamente in causa le potenze internazionali, oltre a scuotere localmente come conferma l’inchiesta chiesta dall’opposizine al regime di Bashar al-Assad, ma nessun intervento militare previsto, almeno per il momento, anche se interrogato in materia il politico preferisce tagliar corto.

Foto by GEORGES GOBET/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Via | diplomatie.gouv.fr

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