Berlusconi, governo nel mirino: colpo suicida?

Il cappio si stringe attorno alle sorti di Silvio Berlusconi e conseguentemente lo spettro della crisi di governo diventa realtà.

Il Cav ha perso ogni speranza di uscire indenne dalla sentenza di condanna della Cassazione: “Non ci sono margini – dice sconsolato e minaccioso ai suoi nel bunker di Arcore – la sinistra vuole farmi fuori, vuole giustiziarmi, vuole sbattermi fuori dal Parlamento. Le parole di Letta sono chiare. Il Pd ha deciso e lui ha approvato. Hanno già schierato il plotone d’esecuzione”.

Parole come pietre, quelle dell’ex premier, anticipatrici di una svolta che sarà ufficializzata in un prossimo videomessaggio e che verosimilmente culminerà con l’uscita del Pdl dalla maggioranza con conseguente caduta del governo.

Parole senza appello, infatti, quelle del premier Letta che non si piega alle minacce del Pdl assicurando piena fiducia al Pd sulle decisioni che prenderà sulla decadenza del Cavaliere.

Berlusconi ha concesso a uno sconsolato e disorientato Alfano altre 24 ore, un ultimo incontro con Letta per sapere dal premier se è in grado di giocare la carta salva capra e cavoli. Ma tutti sanno che è tempo perso. Manca la volontà politica per un compromesso fra Pd e Pdl o la sentenza della Cassazione non concede alla politica nessun margine di manovra?

C’è – nel Pdl – chi azzarda un parallelo con la stagione che sfociò nel fascismo di Mussolini e chiede un ultimo sussulto al Pd per una intesa capace di raggirare la legge. C’è chi torna al caso Bettino Craxi, dimenticando anche che il leader del Psi disponeva di un pacchetto di voti pari alla metà di quello del Pdl e, pur coriaceo, non è paragonabile, per carattere, a Berlusconi ora pronto a sparare l’ultimo colpo che affosserà il governo: “Non possiamo governare con questo Pd che vuole farmi fuori. Senza risposte immediate lasciamo il governo”.

In questo contesto, il 9 settembre (giorno in cui si riunirà la Giunta per le elezioni del Senato convocata sul caso Berlusconi) è davvero politicamente troppo lontano e, stavolta, Berlusconi non pare proprio intenzionato ad aspettare con le mani in mano le decisioni altrui.

Il Cav vuole riprendersi in mano il pallino, ribaltando il tavolo. Carta vincente o colpo suicida? La nebbia sale sull’irto Colle. San Giorgio “costretto” al forfait?