In Italia si usò la tortura come strumento di interrogatorio? La revisione del processo Triaca inizia a Perugia il 15 ottobre 2013

Enrico Triaca faceva parte delle Brigate rosse. Arrestato, denunciò di aver subito torture da parte della polizia. Non venne creduto e fu condannato per calunnia. Ma oggi, dopo 25 anni, qualcosa è cambiato, e il processo si deve rifare.

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Coney Island, un'installazione contro il waterboarding

Seguiremo questa storia a tempo debito, e per questo motivo è importante prepare il terreno con qualche informazione in merito.

Per farlo, partiamo dalla fine, che poi è anche un nuovo inizio.

A giugno del 2013, la Corte d’Appello di Perugia ha stabilito di avviare la revisione del processo a Enrico Triaca. La prima udienza si terrà il 15 ottobre 2013.

Enrico Triaca faceva parte delle Brigate Rosse e gestiva una tipografia nella quale venivano stampati comunicati dei brigatisti.

Arrestato insieme ad altri membri della colonna romana delle Br, il 17 maggio 1978, denunciò di aver subito torture da parte delle forze di polizia.

«Uno mi teneva il naso chiuso, un altro mi teneva questa cannula in bocca. Se volevi respirare, eri costretto a ingoiare acqua. Acqua che ti faceva male e ti toglieva il fiato».

Nessuno credette a Triaca, che venne condannato a 1 anno e 4 mesi per calunnia.

La tecnica descritta dal brigatista era quella oggi nota come waterboarding.

Il 24 giugno del 2007, il Secolo XIX, a firma Marcello Indice pubblica una lunga intervista un’intervista a un ex funzionario di polizia che ammette l’esistenza di una struttura parallela che praticava tecniche di tortura. L’intervistato “anonimo”, nascosto dallo pseudonimo “De Tormentis”, è stato poi identificato in Nicola Ciocia. E’ lui stesso a rivelarlo al Corriere della Sera: il soprannome gli era stato affibiato da Umberto Improta, all’epoca a capo del pool antiterrorismo voluto dal Viminale.

Le testimonianze che parlano dell’esistenza di due squadre, «I cinque dell’Ave Maria» e «I vendicatori della notte» sono state raccolte anche in tv, da Chi l’ha visto, dopo che Rino Genova (già commissario di polizia, quindi deputato), ha raccontato a Nicola Rao nel libro Un colpo al cuore.

Questa ridda di informazioni riemerse improvvisamente ha fatto sì che si avviasse la procedura per rivedere il processo su Triaca. Se così tanti ammettono che la polizia italiana praticava la tortura, forse non fu calunnia.

La notizia della revisione del processo si trova solo (almeno online) su Left, sul sito dei Radicali, è stato pubblicato sul Manifesto e poi si trova, in un’ampia sezione dedicata alla vicenda (dal titolo Le torture della Repubblica), sul blog Insorgenze.

Non è una questione che abbia conosciuto gli onori delle prime pagine, né sui cartacei né sugli online. E anche in autunno la notizia avrà una triste sorte, non c’è da dubitarne. Perché il 16 ottobre inizierà un altro processo che oscurerà mediaticamente tutto il resto: quello a Berlusconi per la corruzione del senatore De Gregorio.

Eppure è un evento storico. Come scrive Left, tanto per cominciare, perché la revisione di un processo è cosa rara:

«Per un penalista la revisione di un processo è un fatto eccezionale, che capita davvero poche volte», riconosce Francesco Romeo, uno degli avvocati di Triaca. Stavolta è successo, e persino la Procura si è schierata dalla loro parte, chiedendo con poche e misurate parole la riapertura del caso. «Questo dimostra un’onestà intellettuale del procuratore», aggiunge Claudio Giangiacomo, anche lui nel collegio di difesa di Triaca. «Ha fatto quello che dovrebbe sempre fare una Procura: tendere all’accertamento della verità».

E poi, perché fra un paio di mesi a Perugia si potrebbe riscrivere un pezzo di storia giudiziaria e del paese. Testimonierà, fra gli altri, proprio Salvatore Rino Genova, grande accusatore della struttura parallela

«consolidata e attiva su due livelli: gli operativi, pochi e scelti; i capi, altissimi funzionari che non si sono mai sporcati le mani e però sapevano, sapevano tutto».

Questa sì che è una storia giudiziaria da prima pagina.

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