Ravenna, morti sospette in ospedale: l’infermiera Daniela Poggiali scrive all’Ansa

La lettera di Daniela Poggiali all’Ansa: “non sono un mostro”.

29 Maggio 2015Daniela Poggiali ha inviato oggi una lettera manoscritta all’ANSA. Il suo caso fece molto scalpore nell’autunno scorso, quando l’infermiera venne arrestata con l’accusa di omicidio pluriaggravato ai danni di una paziente di 78 anni, Rosa Calderoni, uccisa con un’iniezione di una dose letale di cloruro di potassio quando quest’ultima era ricoverata nell’ospedale Umberto I di Lugo. Quando avvenne il fatto la Poggiali era già sospettata all’interno dell’ospedale per le tante morti – ben oltre la media – verificatesi durante i suoi turni di lavoro.

Il sospetto era talmente forte che solo due giorni prima dell’omicidio di Rosa Calderoni i suoi superiori l’avevano sospesa dal turno di notte, proprio al fine di controllarla con maggiore attenzione. Adesso la Poggiali, detenuta dal mese di ottobre nel carcere di Forlì, è sospettata di aver causato la morte di almeno altri 40 pazienti, per i quali le indagini sono ancora in corso da parte della Procura di Ravenna. Per quanto riguarda invece l’omicidio Calderoni la prima udienza è già stata fissata per il 16 ottobre prossimo.

La Poggiali ha scritto all’ANSA per dichiarare la propria innocenza, sostenendo di “non meritare tutto questo” ma di essere “comunque fiduciosa nella giustizia“. Nella sua lettera la Poggiali rifiuta anche l’etichetta di ‘infermiera killer‘, che le venne affibbiata quando i carabinieri trovarono nel suo cellulare due vergognose foto in posa al fianco del cadavere della Calderoni:

“Due immagini che agli occhi dell’opinione pubblica mi hanno fatta diventare un ‘mostro senza pietà’ (…). La vita di una persona normale viene stravolta all’improvviso da un’indagine giudiziaria fatta di perquisizione in casa; sequestro di effetti personali fino ad arrivare dopo qualche mese all’esito finale e più crudele: la carcerazione.”

Proprio la privazione della libertà è il nodo centrale della sua lettera, che inizia con una riflessione sulla sua carcerazione:

“Se mi fossi mai chiesta come ci si sente in carcere ora ho la risposta (…). Ci si sente da schifo. Se non fosse un dramma vissuto in prima persona (…) potrebbe risultare quasi ‘divertente’… quasi una novella di Boccaccio”.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Ravenna, morti sospette in ospedale: l’infermiera Daniela Poggiali e la foto col cadavere

Proseguono le indagini su Daniela Poggiali, l’infermiera di 42 anni in carcere ormai da un mese con l’accusa di aver ucciso una sua paziente, una pensionata di 78 anni, praticandole un’iniezione letale di potassio. Oggi il Corriere Romagna pubblica le sconvolgenti immagine che sono costate alla donna, impiegata presso l’ospedale Umberto I di Lugo, il licenziamento e, successivamente, l’arresto.

L’infermiera, la vedete in foto, sorride mentre posa col cadavere di un’anziana donna – la stessa donna, dicono gli inquirenti, che Poggiali avrebbe ucciso – in degli scatti fatti da una collega e inviata su WhatsApp all’allegra infermiera. Entrambe hanno perso il posto di lavoro in seguito alla diffusione di questi scatti, ma per Daniela Poggiali la situazione è ben più grave.

La donna è accusata di omicidio, ma gli inquirenti stanno indagando in queste settimane su ben 38 morti sospette avvenute nella struttura e non si esclude che nuove accuse possano essere formulata in seguito.

Scrive il Corriere Romagna, che più di tutti sta trattando il caso:

Le foto di questa pagina […] fanno parte quindi degli atti dell’inchiesta per omicidio volontario, oltre che di quelli relativi alla causa di licenziamento. Per quel presunto delitto la Poggiali è in carcere dal 10 ottobre. A firmare l’ordinanza che l’ha mandata in cella è stato il gip Rossella Materia. Sedici pagine dove la considerazione di fondo è una: il piacere nel mortificare il prossimo, pescando sui fondali della fragilità umana.

Parole dure quelle contenute nel documento:

Trae piacere e soddisfazione dalla mortificazione del prossimo, giungendo fino all’atto estremo dell’uccisione: una personalità come quella tratteggiata che è arrivata a uccidere un’anziana inerme e a lei del tutto estranea, peraltro ben sapendo di essere già oggetto di sospetto in ambito lavorativo, appare probabile che delinqua per autocompiacimento e sia pertanto a ciò incline ogni volta abbia l’occasione di attuare il proprio desiderio di prevaricazione.

10, lo riferiscono gli inquirenti, sono i casi molto sospetti. Pazienti deceduti per improvvisi malori mentre Daniela Poggiali era in servizio. A questi si aggiungono altri 28 casi ancora al vaglio delle forze dell’ordine.

Le indagini proseguono, mentre la difesa della donna sta provando a contestare il licenziamento sostenendo che l’anziana, al momento dello scatto, non era ancora deceduta. Una ricostruzione che cozza invece con quella fatta dall’infermiera che ha scattato la foto: l’anziana era già morta.

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