La card per poveri di Tremonti e i suoi critici

La card per i poveri proposta da Giulio Tremonti è sulla bocca di tutti. Edmondo Berselli ad esempio, nel numero della scorsa settimana de ‘L’Espresso’ ha attaccato duramente l’iniziativa. Il giornalista accusa il ministro dell’economia di voler creare un welfare classista, definito addirittura peronista e paternalista. In realtà questa misura tenterebbe di avvicinare l’Italia –

La card per i poveri proposta da Giulio Tremonti è sulla bocca di tutti. Edmondo Berselli ad esempio, nel numero della scorsa settimana de ‘L’Espresso’ ha attaccato duramente l’iniziativa. Il giornalista accusa il ministro dell’economia di voler creare un welfare classista, definito addirittura peronista e paternalista.

In realtà questa misura tenterebbe di avvicinare l’Italia – che almeno fin dagli anni Cinquanta può essere inserita nel gruppo di paesi aventi un welfare conservatore – ai paesi liberali, come il Regno Unito e gli USA, dove l’assistenza sociale pubblica è dedicata quasi esclusivamente ai meno abbienti e affidata a misure altamente stigmatizzanti.

Il sistema liberale, per quanto criticabile possa essere nella forma e nei risultati, possiede almeno una sua ratio, e trova il suo posto in società e sistemi economici che premiano fortemente il merito e sono tradizionalmente ostili all’assistenza. L’Italia è evidentemente un contesto diverso, in cui è ancora molto forte una cultura politica e di welfare paternalista e familista, di chiara matrice cattolica.

Il problema non è però solo quello teorico, riguardante quale sia la miglior misura assistenziale data la nostra passata e presente cultura politica. Il problema è soprattutto pratico: sono almeno vent’anni che si attende una riforma organica del nostro sistema di welfare per adattarlo alle nuove sfide imposte dall’invecchiamento della popolazione, dal calo delle nascite, dai costi eccessivi dell’apparato statale e via discorrendo.

Se escludiamo le riforme delle pensioni, ogni governo che si sussegue (e in Italia succede abbastanza spesso) propone solo interventi dettati dall’emergenza, cancellati l’anno successivo da nuove maggioranze, rimpasti, esigenze di bilancio. Chi si ricorda i bonus bebé? O la sperimentazione del reddito minimo di inserimento del governo D’Alema? O i trasferimenti ai pensionati al minimo del Prodi bis? O il Libro Bianco, il protocollo sul Welfare, ecc.?

Ciò che è grave in Italia è la mancanza di un piano di risistemazione di lungo periodo e che colga le esigenze del Paese in maniera organica. La proliferazione di mini-interventi di finanziaria in finanziaria non ha mai risolto nulla. Non comincerà a farlo con Tremonti.

Tralasciando tutto ciò, l’applicazione della tessera di povertà in Italia andrebbe incontro ai soliti ostacoli e sprechi: immaginiamo ad esempio che queste card vengano assegnate sulla base delle dichiarazioni dei redditi, chi rientrerebbe tra i beneficiari? Sicuramente un sacco di gioiellieri e professionisti, che dichiarano salari da fame

Foto: Flickr, mary_gaston22