Silvio Berlusconi e quel possibile slittamento della pena

Sei mesi in più di libertà, l’ipotesi del quotidiano l’Unità: Berlusconi potrebbe sfruttare la condizione di “libero-sospeso”

Sei mesi di libertà grazie al “limbo dei liberi-sospesi”: una condizione che Silvio Berlusconi potrebbe sfruttare da metà ottobre a fine marzo per tentare di restare in sella al carrozzone politico ed evitare l’esecuzione della pena (domiciliari o affidamento ai servizi sociali).

L’ultima ipotesi messa sulla graticola agostana, nel tentativo di risolvere il nodo sul destino prossimo venturo del Cavalier Silvio Berlusconi (la carica, per ora, rimane), viene dal quotidiano l’Unità che in un articolo pubblicato questa mattina a firma di Chiara Fusani mostra una “scappatoia”, almeno provvisoria, per evitare l’esecuzione della pena inflitta all’ex-premier.

L’ipotesi, tutta da verificare, si verificherebbe qualora il Cavaliere decidesse di proseguire con “la melina” nel tentativo di trovare una soluzione ai suoi problemi giudiziari, in particolare una soluzione che, nella legalità, gli permetta di evitare di scontare un anno di arresti domiciliari: gli avvocati Coppi e Ghedini sarebbero già al lavoro sull’opzione “libero-sospeso”.

L’ipotesi l’aveva già paventata Luca Fazzo su Il Giornale prima della pronuncia della Cassazione e del polverone sul giudice Esposito: entro il 15 ottobre gli avvocati di Berlusconi dovranno indicare al Tribunale di sorveglianza di Milano la sua “scelta” su come scontare i 12 mesi di custodia cautelare (se ai domiciliari o in affidamento).

Le opzioni strategiche sono due: o la spettacolarizzazione, magari con un appuntamento mediatico alle porte del carcere di San Vittore, o un profilo più basso, quello sempre tenuto da Berlusconi nei veri momenti cruciali della sua storia politica e giudiziaria: la “scelta” di Berlusconi sulle modalità di esecuzione della pena potrebbe far piombare il fascicolo tra le pratiche dei cosiddetti “liberi-sospesi” stiracchiando ulteriormente i tempi, grazie alle lungaggini dell’amministrazione della giustizia italiana; il Tribunale di Sorveglianza, dovendo dare priorità a chi in carcere già si trova, evade le valutazioni su questo tipo di fascicoli in un tempo medio di sei mesi.

Scrive l’Unità:

“Poniamo quindi che il 15 ottobre gli avvocati Coppi e Ghedini presentino al Tribunale di sorveglianza una domanda del condannato Berlusconi. Si installa in questo un procedimento la cui iscrizione a ruolo non può avvenire prima di sei mesi. Già oggi le udienze per fissare i termini della pena relative ai condannati liberi-sospesi vengono fissate a marzo.”

Tempo prezioso per il Cavaliere, che nel frattempo potrebbe addirittura optare per un abbassamento dei toni, agevolando l’investitura della “pitonessa” Daniela Santanchè, che nei dintorni di palazzo Grazioli c’è chi giura essere in odor di “alta” candidatura. Addirittura c’è chi paventa un “passo di lato” di Berlusconi, con le sue dimissioni dal Senato volte a cercare, magari nella Presidenza della Repubblica, una soluzione ai suoi problemi nell’ambito della legalità.

Una riflessione necessaria va però fatta e si incentra tutta sulla necessità di una riforma della Giustizia: poco interessante per il PD (che sul tema non solo non si pronuncia ma, quando lo fa, si spacca in miriadi di correnti pulviscolari) ed apparentemente prioritaria per il PDL (Verdini ha fatto girare una circolare a tutte le sedi nazionali del partito raccomandando il sostegno di tutti alla raccolta firme dei referendum proposti dai Radicali), la condizione di condannato (nonchè di indagato e di inquisito) di Silvio Berlusconi consegna allo stesso la solita necessità di allungare i tempi per evitare le conseguenze.

Le prescrizioni “guadagnate” fino ad oggi, la dilatazione dei processi a suo carico portata avanti sapientemente per anni dai suoi avvocati, questa condizione di “libero-sospeso” che potrebbe procrastinare ulteriormente l’esecuzione della condanna, sono tutti elementi che ci rendono chiaro un fatto: a Silvio Berlusconi non interessa, o meglio non conviene, riformare la giustizia accelerando i tempi biblici delle aule e degli uffici giudiziari. Questo potrebbe essere il motivo per cui Berlusconi non ha ancora firmato i referendum, nonostante lo stesso Pannella lo abbia invitato più volte a farlo pubblicamente (cosa che sarebbe un’ottima mossa di comunicazione mediatica)

L’elefantiasi della macchina della giustizia italiana è stata fino ad oggi (anzi fino a domani) la carta migliore per il pool di avvocati del Cavaliere, che grazie alla prescrizione (un’amnistia per ricchi, la definisce qualcuno), ai cavilli burocratici ed ai tempi incredibilmente lunghi ha permesso a Berlusconi di sottrarsi a procedimenti penali giusti, sui tempi e sulla certezza della pena.

Una cosa che oggi chi promuove i referendum sulla giustizia dovrebbe tenere bene a mente, per evitare brutte sorprese in futuro.

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