Caso Roberto Berardi: dopo 11 mesi di isolamento ricevuta l’ambasciatrice Isopi

Ieri la visita nel carcere di Bata dell’ambasciatrice italiana in Cameroun. Intanto fallisce il “Dialogo Nazionale” tra le opposizioni voluto dal regime di Obiang.

Primi squarci di luce nel buio che avvolge il funesto destino di Roberto Berardi, l’imprenditore italiano detenuto nel carcere militare di Bata, in Guinea Equatoriale, da gennaio 2013: l’ambasciatrice italiana in Cameroun, Samuela Isopi, ha incontrato ieri il detenuto italiano in compagnia del console onorario in Guinea Massimo Spano.

Il console Spano è l’unico connazionale, sul posto, che fino ad oggi si è prodigato attivamente per aiutare ad alleviare la detenzione e le sofferenze di Roberto Berardi, che resta in isolamento assoluto, oramai da 11 mesi.

Berardi è stato giudicato dalla stessa ambasciatrice Isopi in buone condizioni di salute e descritto come grintoso e determinato a non mollare: seppur “molto magro” infatti, Berardi è tenuto in vita da un carattere forte, lo stesso che lo ha messo nei guai quando si è illuso, a dicembre 2013, di poter trattare alla pari con il socio africano Teodorin Obiang Nguema Mangue. Lo stesso carattere che abbiamo imparato a conoscere grazie alle poche lettere che sono arrivate da Bata.

La visita dell’ambasciatrice è il primo passo verso una “normalizzazione” (almeno diplomatica) del caso Berardi, un caso che mostra le vergogne della diplomazia nazionale, incapace di garantire i minimi diritti umani ai suoi cittadini che all’estero restano imbrigliati (per non dire truffati) nelle maglie della giustizia, anche se per i cittadini detenuti in Italia il trattamento non è certamente migliore.

E’ il carcere, per dirla con il senatore Luigi Manconi, a disturbare autorità nazionali ed opinione pubblica, il carcere e la sua dimensione delittuosa, mostruosa:

“Il carcere costituisce il grande rimosso della coscienza nazionale. Il carcere è il luogo del male, il luogo dove il male viene simbolicamente rappresentato e dove viene materialmente imprigionato. Siccome il male è una tentazione di tutti gli esseri umani, non è facile pensarlo quel luogo: è più facile rimuoverlo. Tutto qui. “

disse Manconi qualche mese fa quando lo intervistai per Vita. La visita dell’ambasciatrice Isopi è quindi certamente un’ottima notizia per la famiglia, che continua a sperare trepidante in una rapida risoluzione della vicenda.

Nel frattempo si è concluso in Guinea Equatoriale quel Dialogo Nazionale decretato dal Presidente Obiang con tutte le opposizioni (sia l’unico partito di opposizione ammesso che con la resistenza politica al regime di Obiang): il Dialogo Nazionale non sembra, di fatto, aver raggiunto i risultati che gli osservatori dei diritti umani avrebbero auspicato.

Certamente rappresenta un passo in avanti per la “democrazia” ancora acerba della Guinea Equatoriale, una democrazia che si scontra tonante con le esigenze dell’establishment cleptocratico del Paese, la “cerchia” del Presidente che si accaparra ricchezze e proventi della corruzione nazionale ed internazionale.

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