Morte di Kaies Bohli, quegli sms dell’Arma finiti sul tavolo della procura

Si infittisce il mistero attorno alla morte del tunisino Kaies Bohli: la procura di Sanremo acquisisce 15 cellulari di altrettanti carabinieri.

La foto della morte di Kaies Bohli, il tunisino soffocato in seguito ad un arresto eseguito dai Carabinieri, sarebbe stata al centro di alcuni “sms della vergogna” che una quindicina di militari dell’Arma si sarebbero scambiati nei giorni immediatamente successivi al fattaccio: “Ecco come l’ha massacrato” si scrivevano.

La verità è che sulla morte di Bohli le domande sono terribili, da non dormire la notte: cosa è successo veramente quella notte? Come è potuto succedere che un 36enne in salute morisse soffocato dopo essere stato tratto in arresto? C’è una fotografia, scattata dagli stessi militari in caserma ed oggi agli atti della procura di Sanremo, sulla scrivania del procuratore Roberto Cavallone; quella foto doveva dimostrare l’assenza di violenza su Bohli, che il tunisino non era stato picchiato. La notizia è riportata da La Stampa di oggi.

L’animo umano però a volte è crudele e quella foto, scattata per dimostrare l’innocenza e l’onorabilità dell’Arma, si è trasformata in un “trofeo” da esibire con i colleghi in uno scambio di sms che ha ben poco di onorevole ed innocente:

“Te lo ricordi questo?”

“Nessun segno, nemmeno toccato!”

Per giorni alcuni militari si sono scambiati commenti via sms, fino ad una lettera anonima (la cui attendibilità dunque è tutta da verificare, visto che la procura è già stata informata di un possibile “regolamento di conti” all’interno della stessa Arma) che ha informato gli inquirenti della foto, dei commenti, dei veleni. Bohli a Sanremo lo conoscevano un po’ tutti: 10 anni di controlli, perquisizioni, piccoli reati, arresti e fermi di polizia: i commenti sembrerebbero quasi una rivalsa su quel tunisino rissoso ed irriverente che l’ha sempre fatta franca, non ha mai imparato la lezione e, quindi, “ben gli sta”.

La stessa linea, questa, che spacca l’opinione pubblica in due metà perfettamente discordanti, vuoi perchè Bohli era accusato di spaccio, vuoi perchè tunisino, vuoi perchè questi fatti non interessano, sopratutto d’agosto.

L’indagine della procura di Sanremo ha portato, al momento, al sequestro di circa 15 cellulari: la procura valuterà i risvolti penali della faccenda; al momento dell’arresto pare vi fossero alcuni testimoni, che però non avrebbero indicato alcuna responsabilità per i militari. Non è ancora chiaro infatti se la pressione sul torace che avrebbe soffocato ed ucciso il tunisino sia stata esercitata in auto o in caserma, con le mani ed i piedi ammanettati. La domanda chiave alla quale occorrerà rispondere è proprio questa: perchè infierire su un soggetto così bloccato?

C’è poi il procedimento disciplinare nei confronti di tutti coloro i quali hanno avuto a che fare, in qualche modo, con questa fotografia: chi ha girato la testa, chi non ha informato il comandante, il sottufficiale che ha chiesto la cancellazione della prima foto di Bohli.

In tutto questo quadro complicato i sospetti che si possa trattare di un regolamento di conti tutto interno all’Arma, cosa che renderebbe tutto molto più opaco e misterioso.

© Foto Getty Images – Tutti i diritti riservati