Napoli: corruzione, indagato il giudice Capuano

Accusato di corruzione il gip di Napoli Alberto Capuano: in cambio di favori, avrebbe favorito l’impero della famiglia Ragosta, già sotto indagine nel 2012.

Blitz della guardia di finanza a casa e negli uffici del giudice per le indagini preliminari di Napoli, Alberto Capuano. L’accusa è di corruzione. L’uomo – secondo la procura di Roma – avrebbe ottenuto la ristrutturazione del centro estetico della moglie in cambio dell’adozione di alcuni provvedimenti sospetti, in favore del gruppo imprenditoriale che fa capo alla famiglia Ragosta.

Il sopralluogo delle fiamme gialle è durato diverse ore e si è svolto al quattordicesimo piano della Torre B del Tribunale partenopeo. Alla fine, gli uomini della guardia di finanza hanno portato via diversi faldoni di documenti e supporti informatici. L’indagine è iniziata a Napoli e poi è stata trasmessa alla procura di Roma, titolare dei fascicoli che vedono coinvolte le toghe partenopee.

Come è nata l’inchiesta su Capuano

Ma quando iniziò l’inchiesta? Nell’estate del 2012, quando ci furono arresti e sequestri nei confronti degli esponenti di una famiglia impegnata nel commercio di ferro e che, con gli anni, aveva spaziato fino al settore alberghiero e alla ristorazione. Nel decreto di perquisizione di oggi si scrive che il gip Capuano avrebbe adottato provvedimenti ritenuti “errati” o comunque sospetti, favorendo i Ragosta, nelle persone di Fedele, Giovanni e Francesco.

In un caso, il giudice avrebbe modificato una misura restrittiva proprio alla vigilia della decisione del Tribunale del Riesame. Le verifiche riguardano poi alcune indicazioni impartite dall’amministrazione giudiziaria di alcuni beni dei Ragosta sotto sequestro. Per esempio, l’autorizzazione alla locazione, nel periodo estivo, a un canone di 25 mila euro di un appartamento a Porto Cervo, in Sardegna. Canone ritenuto dall’accusa “non congruo”.

Si fa poi riferimento ad alcune autorizzazioni al rimborso di spese a favore della moglie di Fedele Ragosta, tra cui il pagamento di una collaboratrice domestica. Alberto Capuano è assistito dall’avvocato Giuseppe Fusco e ha fornito piena collaborazione agli investigatori. Dopo la perquisizione effettuata ieri, il gip potrà presentare ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la restituzione del materiale sequestrato.

Chi sono i Ragosta: acciaio, hotel e amaretti

I tre fratelli Ragosta provengono da una famiglia di tre generazioni di industriali e commercianti. Il nonno materno di Fedele, Francesco Perillo, negli anni ’80 era titolare insieme ai figli di una delle maggiori aziende siderurgiche italiane. Nel 1984 entrano direttamente sul mercato i tre fratelli, occupandosi del settore trasporti dell’azienda di famiglia. Avviano poco dopo il loro primo stabilimento industriale per la rottamazione dei materiali ferrosi, a San Giuseppe Vesuviano.

Tra i clienti, grandi gruppi come Leali, Pasini e Riva. Nasce, insomma, un vero e proprio impero. Nel 1990, aprono il secondo stabilimento a Pomigliano d’Arco e poi quello di Palma Campania. Nel 1999, i tre fratelli hanno deciso di dividersi: Fedele ha liquidato la sua parte delle partecipazioni nel gruppo, investendo tutto nell’acquisto delle ex Acciaierie del Sud dal tribunale fallimentare di Napoli.

Lo stesso Fedele ha riaperto l’Hotel Raito, albergo a cinque stelle di Vietri sul Mare. E ha rilevato la Lazzaroni, storico marchio dell’industria dolciaria di Saronno, produttrice degli amaretti. I Ragosta hanno acquisito anche Palazzo Montemartini a Roma e La Plage Resort a Taormina. Nel 2012, la guardia di finanza aveva già indagato i Ragosta, su input della Procura di Napoli. Si era parlato di aiuti economici da parte del clan malavitoso Fabbrocino, che avevano portato all’espansione delle attività della famiglia. E i tre fratelli erano stati anche arrestati.

Alberto Capuano - guardia di finanza