Umberto Bossi: «Serviranno le armi», e «Pieni i cogl… della Kyenge»

L’ex leader del Carroccio mescola i toni vecchi ai temi nuovi. Per i fucili e contro il Ministro per l’Integrazione.

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Umberto Bossi prova ad infiammare un pochettino l’Italietta pre-ferragostana e a far due battute che magari lo riportano ai vecchi tempi e che costringono noi, da queste parti, a parlarne, come se il “senatur” contasse ancora qualcosa.

L’ormai ex leader della Lega Nord, rottamato (anzi, spazzato via dalle scope di saggina dell’ex amico Maroni), e di fronte a platee non esattamente oceaniche – la stampa nazionale e quella locale sorvolano sempre sull’affluenza a questi comizi – si lascia andare all’eterno ritorno delle esternazioni proto-rivoluzionarie e razziste.

Bossi, la rivoluzione, non l’ha mai fatta e non la farà mai. I suoi slogan sono serviti solamente a garantire alla Lega quello zoccolo duro di fan(atici?) che ne hanno consentito la sopravvivenza. Toni alti, nessuna sostanza. E così, quando dice, a Ponte Zanano di Seregno:

«Meno male che, qui in Valtrompia, ci sono ancora le armi. Un giorno serviranno…»

non si può che pensare: ancora? E perché, questa volta?

Perché non bisogna cancellare le province. Ok, bene. Poi Bossi si sposta ad Arcore (un’estate 2013 con agenda affollatissima, l’Umberto) per non sbagliare e non farsi troppo distante dalla lega contemporanea, il fondatore si scaglia contro il bersaglio preferito dei leghisti del 2013: Cecile Kyenge.

«Dicono che è la solita Lega razzista, ma è tutto il Paese che ne ha pieni i co… del ministro Kyenge. Io sono contrarissimo agli insulti, si può ragionare, ma bisogna anche dire la verità».

La verità, per esempio, è che la Lega è razzista. Poi Bossi tira in ballo Angelino Alfano (che sarà senz’altro contento che si parli di lui in questi termini):

«Ho chiesto in Aula al ministro Alfano se era vero che il Governo vuole cambiare la Bossi-Fini. E lui mi ha detto ‘Sono io il ministro dell’Interno, Cecile Kyenge può dire quello che vuole ma io non ho alcuna intenzione di toccare la legge Bossi-Fini’».

Fa caldo. Col caldo, i comizi bisogna evitarli.