Ore 12 – Bersani, dalla birra al lambrusco. Pd, dove va, con chi sta?

Diceva Don Abbondio: “Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”. Ma è l’ora che Pier Luigi Bersani lasci la birra e torni al suo Lambrusco emiliano: serve brio, decisione, svolta. Dove va e con chi sta il Partito democratico? Sperare nel socialista Hollande non significa rispolverare la foto di Vasto

Diceva Don Abbondio: “Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”. Ma è l’ora che Pier Luigi Bersani lasci la birra e torni al suo Lambrusco emiliano: serve brio, decisione, svolta.

Dove va e con chi sta il Partito democratico?

Sperare nel socialista Hollande non significa rispolverare la foto di Vasto e rilanciare l’alleanza a sinistra. Hollande e i riformisti possono conquistare l’Eliseo senza il supporto dei centristi di Bayrou?

Di fatto, dal ballottaggio francese non si rigenera il sogno della “gauche” bensì la possibilità di un nuovo e moderno centro-sinistra di stampo europeo. Non è questa realisticamente l’unica strada percorribile per il Pd e tagliare le ali alle velleità di recupero di Berlusconi e della destra italiana?

Il Cavaliere è di nuovo in campo per costruire un grande, inedito ressemblance conservatore: “Chi non è di sinistra venga qua”. Per questo promette mari e monti a tutti, da Casini a Fini, da Pisanu a Dini, usando persino Luca di Montezemolo come luccichino per le allodole.

Il Cav (ma chi ci crede?) giura di rimanere in panchina e di voler fare solo il “padre” della patria.

Comunque vada, tocca al Pd, sull’altro fronte, schiodarsi da una posizione attendista e ambigua. E’ vero: Bersani è costretto a muoversi sul filo di una lama tagliente, con tutti i rischi del caso, anche per le debolezze e i tatticismi esasperati di Casini.

Il leader del Terzo Polo potrebbe essere ammaliato dalle sirene berlusconiane (per Palazzo Chigi) ma finirebbe dritto dritto nelle fauci del Cavaliere.

Pd e Terzo Polo può essere il baricentro su cui far ruotare la nuova alleanza di governo per il 2013. Dovrà poi essere il programma “riformatore” a determinare chi entra e chi ne sta fuori. Tocca a Bersani la prima mossa.