Pareggio di bilancio in costituzione – Il trionfo della non-politica e del non-giornalismo

Approvata la modifica all’art. 81 della Costituzione Italiana dalla maggioranza che regge il Governo Monti. Silenzio mainstream, consenso bulgaro.

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Un silenzio generale, quello che ha accompagnato la “>modifica dell’articolo 81 della Costituzione Italiana: gli analisti politici mainstream sono spariti e i grandi quotidiani e tg si sono trincerati dietro la nuda cronaca. I politici, per carità, si defilano. Fatto sta che il Parlamento, ieri, con la maggioranza anomala guidata da Alfano-Bersani-Casini ha approvato in via definitiva al Senato una modifica della Costituzione (ecco il testo), per l’appunto dell’art.81, con l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione).

Era un cavallo di battaglia del PdL, la modifica dell’art.81. Giulio Tremonti la sbandierava come la panacea di tutti i mali, e già all’epoca fioccavano le critiche sul provvedimento.

Addirittura, quando Pierluigi Bersani (Pd, all’opposizione) ne parlava, l’estate scorsa, diceva, testualmente:

«Se si vuole rafforzare il tema della disciplina della finanza pubblica, siamo d’accordo. Ragioniamo però a due condizioni. Primo: non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo, come il pareggio di bilancio per Costituzione. Non vogliamo castrarci nei secoli di qualsiasi politica economica. Troviamo un ragionamento con le sue flessibilità. Secondo: non sia un diversivo. Non possiamo passare le giornate a discutere di un tema di scuola sui cui possano esercitarsi gli economisti italiani problematizzando all’infinito. Dobbiamo decidere. Vi invito a decidere con rapidità. Noi verremo lì con le nostre proposte»

Ora, il leader del Pd che guida una delle parti della maggioranza anomala che sostiene Mario Monti, ha evidentemente cambiato idea. D’altro canto, quando criticavamo il provvedimento, facevamo notare che al governo precedente mancava una sola cosa, fondamentale, per attuare la riforma.

I numeri.

Adesso, la maggioranza A-B-C ha dimostrato di avere in Parlamento i numeri per imporre senza colpo ferire una modifica costituzionale – interessante, in merito, il bell’intervento di Roberta Covelli su Nuova Società che scrive, fra l’altro:

«Bisognerebbe guardare a questa maggioranza bulgara, legittimata numericamente a cambiare la Carta costituzionale, con una certa preoccupazione».

Bisognerebbe, aggiungo io, guardare con preoccupazione a questa maggioranza bulgara di giornalisti del copia-incolla che non analizzano e riportano notizie di un’importanza fondamentale per il futuro del paese, come se fossero veline che riguardano fatti di scarsa importanza.

A titolo di chiarimento, è utile ricordare, per esempio, che nei capitalistici States, il pareggio di bilancio in Costituzione era stato proposto dalla compagine Repubblicana e respinto da quella Democratica, dopo che, fra le altre cose, ben cinque premi Nobel per l’economia (i professori e i tecnici hanno spesso opinioni diverse) si erano espressi contro l’idea, spiegandone in maniera approfondita tutte le criticità.

Ora il dibattito in merito, in Italia, è semplicemente messo a tacere: c’è il governo tecnico, trionfa la non-politica. E trionfa anche il non-giornalismo.

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