Rugby&Società – Bolla speculativa, crisi economica e palla ovale: il rugby sta fallendo?

Le notizie che giorno dopo giorno arrivano dal mondo ovale fanno paura e pongono alcune questioni che non si possono ignorare. La crisi economica esplosa in America si sta espandendo in tutto il globo e da una questione meramente finanziaria si è trasformata in un problema politico e sociale. E, anche, sportivo. Se fanno notizia

Le notizie che giorno dopo giorno arrivano dal mondo ovale fanno paura e pongono alcune questioni che non si possono ignorare. La crisi economica esplosa in America si sta espandendo in tutto il globo e da una questione meramente finanziaria si è trasformata in un problema politico e sociale. E, anche, sportivo. Se fanno notizia gli abbandoni in Formula 1 e nel mondiale di rally, se preoccupano le voci che giungono dal Motomondiale; beh, in silenzio anche il rugby si sta rivoluzionando.

I segnali sono forti e chiari. In Inghilterra si sta studiando un netto abbassamento del salary cap, il tetto degli stipendi da poter spendere per i giocatori in ogni club. Una scelta contrastata da molte società, ma già oggi ci sarebbero un paio di club che sono a rischio fallimento. Quindi, dall'anno prossimo, meno soldi per i rugbisti al di là della Manica.
Meno soldi anche in Francia, dove il nuovo presidente della Lnr ha già annunciato che verrà introdotto anche Oltralpe il tetto salariale per i club. Anche qui c'è la forte opposizione delle società, che temono di perdere competitività in campo europeo, ma anche qui, e non solo da quest'anno, il rischio fallimento è sempre dietro l'angolo per molte squadre.
Ma se in Europa si parla di soluzioni future, nell'Emisfero Sud alle parole seguono i fatti. La federazione australiana ha deciso di non partecipare alla prossima Pacific Nations Cup, il torneo che vede affrontarsi le tre squadre isolane, Giappone, Australia A e New Zealand Maori. Troppo alti i costi e nulli i ritorni per i "Wallabies di scorta" e addio, quindi, al torneo.
Pacific Nations Cup che vedrà anche la defezione dei Maori, anche qui per un'ottimizzazione dei costi da parte della Federazione neozelandese. La NZRU, infatti, abbatterà i finanziamenti degli anni scorsi per il lavoro delle nazionali e si concentrerà sugli All Blacks e i Junior All Blacks. Proprio questi ultimi, infatti, sostituiranno i Maori nella manifestazione pacifica.

Insomma, dall'Inghilterra alla Nuova Zelanda si rivoluziona il concetto di rugby, si va contro la tradizione per restare al passo con i tempi. Per non fallire. Ah già, da noi, invece, oggi il Consiglio Federale ratificherà il nulla più assoluto. E noi italiani ci terremo la crisi ovale.

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