Non solo Kooly Noody: quando la politica va in musica

Potere & Musica, il risultato è trash

Il caso di Kooly Noody è solo l’ultimo dei tanti cortocircuiti tra musica e politica: dal Bossi cantante al mostruoso inno “Meno male che Silvio c’è” fino alle mille e spesso penose esibizioni di politici canterini pur di mettersi in mostra in radio e tv. Tutto normale, nel paese che ha avuto premier per tre volte un ex cantante e intrattenitore su navi da crociera che non è mai riuscito a tirarsi indietro quando c’era da cantare in pubblico. Tutto dopo il salto.

Ma se Berlusconi ha sempre rivendicato con orgoglio in suo passato da artista, lo stesso non si può dire di Umberto Bossi: le sue canzoni di gioventù sotto lo pseudonimo di Donato sono spuntate fuori solo recentemente e il Senatùr non ne aveva mai fatto parola.

Un po’ più improvvisate, anche perché i due non sono mai stati cantanti di professione, sono le prestazioni canore di Piero Fassino e Alessandra Mussolini. Che qui mettono però in mostra almeno un po’ di ironia: il primo dopo la striminzita vittoria di Prodi sul Cavaliere nel 2006.

La seconda, invece, dopo la proposta di Berlusconi di cambiare il nome del partito in Forza Gnocca.

Uno degli esempi più famosi e riusciti di cortocircuiti tra musica & potere è il pezzo “Corona non perdona”. Ricordate? Era il 2007, Fabrizio Corona veniva arrestato e il suo amico Kalief provava a sfondare nel mondo del rap con un pezzo, a cui partecipa lo stesso Corona, in cui vuole fare passare il re dei paparazzi come una sorta di Robin Hood.

La vetta più alta, e probabilmente irripetibile, raggiunta dalla politica in musica è però l’inno del Pdl “Meno male che Silvio c’è”. Alla comparsa di questo video in molti avevano pensato a uno scherzo: troppo sfacciata l’adorazione del leader, troppo triste il video in sé (con tanto di karaoke) e l’immagine che dava dell’Italia. E invece era tutto vero.