Inchiesta: Nicoletta Gandus, Berlusconi e i giudici del Csm. Quando la magistratura fa politica

Si è molto parlato della ricusazione del giudice Nicoletta Gandus da parte di Berlusconi, seguita dal parere negativo del Csm al cosiddetto Lodo Schifani bis. Quest’ultimo non sarebbe ancora ufficiale ma frutto di fughe di notizie multiple, tuttavia suffragate dall’adesione del Presidente Emerito della Consulta Baldassarre, notoriamente uno che si muove solo quando una notizia

di luca17

Si è molto parlato della ricusazione del giudice Nicoletta Gandus da parte di Berlusconi, seguita dal parere negativo del Csm al cosiddetto Lodo Schifani bis. Quest’ultimo non sarebbe ancora ufficiale ma frutto di fughe di notizie multiple, tuttavia suffragate dall’adesione del Presidente Emerito della Consulta Baldassarre, notoriamente uno che si muove solo quando una notizia è concreta.

“A questo str… di Berlusconi gli facciamo un c… così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio” sarebbero le parole pronunciate dalla Gandus in presenza di testimoni, secondo un articolo pubblicato da La Stampa e mai smentito dalla diretta interessata. Se fosse vero sarebbe ovviamente gravissimo, ma siccome il fatto è citato dalla parte in causa (ma ripeto non è mai stato smentito dal magistrato) ci permettiamo ancora di esprimere il beneficio del dubbio.

Ciò che invece è al di fuori di ogni dubbio è l’appello per la giustizia firmato da un manipolo di magistrati, avvocati e professori universitari e pubblicato da Megachip il 16 febbraio 2006. Nella lettera intitolata Un appello per la giustizia si chiede a gran voce l’abrogazione di una serie di leggi da parte del governo che uscirà dalle elezioni (che sfortuna, alla fine è uscito quello sbagliato!). Le leggi, tutte corredate da apprezzamenti poco giurisprudenziali come “barbaro” e “obbrobrio devastante” sono la ex-Cirielli, la Pecorella, la depenalizzazione del falso in bilancio e la nuova legge sulla legittima difesa.


Ma, per altre leggi è necessaria l’abrogazione immediata : solo con la loro abrogazione, infatti, sarà possibile restituire credibilità al paese sul piano internazionale e dignità ai governanti e ai rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della collettività nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.

Insomma, decidono i magistrati cosa devono fare i governanti (chiara trasgressione all’indipendenza dei poteri). E poi ancora:


L’impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi di attuazione delle legge di riforma dell’ordinamento giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo così potrà essere predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale amministrativo.

Dove si propongono chiaramente di contribuire alla stesura di leggi che poi dovranno far rispettare. Per chiudere con:

L’assunzione di tale impegno è condizione e garanzia irrinunciabile perché, come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volontà degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della democrazia.

I firmatari dell’appello si autoidentificano dunque come unici custodi della democrazia, che naturalmente si raggiungerà solo abrogando e riformando le leggi che vogliono loro, in chiaro ossequio alla tripartizione dei poteri e all’indipendenza dell’esecutivo da quello giudiziario. Inutile aggiungere che le leggi in questione sono state tutte volute dal centro-destra.

Ma vediamo chi sono i firmatari… sorpresa sorpresa! Troviamo Nicoletta Gandus, naturalmente, ma anche i relatori del parere del Csm Livio Pepino e Fabio Roia (ah quanto siamo sopra le parti, nevvero?) e poi alcune vecchie conoscenze come i giudici Papalia e D’ambrosio, l’ex-presidente Consob e commissario Lega Calcio Guido Rossi (quello che chiamò il super-partes Borrelli) e poi va be’ anche Oscar Luigi Scalfaro, ma questo non fa notizia.

Il documento del Csm ha un suo fondamento, e chiunque anche a destra ha dubbi sulla norma blocca-processi. Personalmente sarei anch’io per lo stralcio del provvedimento, anche per cominciare a pensare ai veri problemi del paese. Il problema grave però è che una magistratura così schierata politicamente fa male al paese e perde completamente di credibilità. Non ci si lamenti quindi se gli italiani non hanno più alcuna fiducia nei giudici, come dimostrato anche da un recente sondaggio di Repubblica.