La Lega Nord nella polenta fino al collo, l’apocalisse Maya estinguerà i partiti?

A Roma i segretari sembrano preoccuparsi molto di studiare un sistema e una legge elettorale che gli consenta di tornare ai vecchi tempi, con un solo partito che prende la maggioranza relativa e poi si coalizza dopo il voto in base ai seggi che gli servono per governare con serenità. Nel frattempo però le inchieste,


A Roma i segretari sembrano preoccuparsi molto di studiare un sistema e una legge elettorale che gli consenta di tornare ai vecchi tempi, con un solo partito che prende la maggioranza relativa e poi si coalizza dopo il voto in base ai seggi che gli servono per governare con serenità. Nel frattempo però le inchieste, tutte da verificare e sempre all’insegna della presunzione di innocenza, sembrano dare il colpo di grazia ad un sistema partitico già sull’orlo della fossa e apparentemente incapace di rigenerarsi.

Mentre il governo Monti sembra dimostrare che in fondo dei partiti politici si può anche fare a meno (un premier scelto al di fuori dei gruppi politici, con consultazioni esterne al palazzo, mette in cantiere riforme pure discutibili ma che gli esecutivi precedenti non si sarebbero neppure sognati) loro, i partiti in questione, assumono volentieri il ruolo degli agnelli, una scelta non proprio geniale sotto Pasqua.

Che futuro possono avere non solo i segretari di questi movimenti ma i partiti stessi? Il Pdl ha organizzato e pubblicizzato i suoi primi congressi come momenti di grande spolvero democratico. Peccato che poi in importanti città del nord e del sud siano venute fuori tessere comperate e intestate a ignari elettori (il nostro Paese ormai vive a sua insaputa). Il Pd ha indetto le primarie a Napoli e Palermo e si è trovato con accuse di brogli e candidati vincenti disconosciuti dagli altri partiti che avrebbero dovuto invece sostenerli alle urne. Non contenti di ciò i democratici si trovano pure a domandarsi dove siano finiti i milioni di euro di rimborsi elettorali della Margherita, tra fondazioni, api e rivoli vari. Il Terzo Polo sostanzialmente non è mai esistito e si riduce al solo Casini, che sceglie le alleanze a macchia di leopardo secondo le convenienze locali.

La Lega Nord, che in qualche modo si presentava come un movimento diverso dagli altri partiti, ora è nella polenta fino al collo e non basteranno i richiami a personaggi immaginari e a patrie inesistenti per uscirne. E l’elemento forse più paradossale è che, se la Lega cadrà finalmente in disgrazia, non sarà per i suoi programmi assurdi e le sparate incredibili dei suoi eletti, ma per quella che in queste ore appare la classica ruberia da Prima Repubblica.

In tutto questo, cosa rimane della credibilità – già non esageratamente elevata – dei partiti politici su cui il sistema democratico italiano si è fondato fino ad oggi? E quando l’apocalisse Maya del 2012 li avrà spazzati via, cosa succederà?

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