Bankitalia, redditi famiglie in caduta libera

I numeri non sono acqua passata perché la crisi del 2008-09 colpisce anche nel 2011-12. Durante la fase acuta della recessione, nel 2008-09, la caduta dei redditi familiari ha raggiunto in Italia il 4%, a fronte di una riduzione del Pil del 6%. Nella maggior parte degli altri Paesi avanzati, invece, “il reddito disponibile lordo

I numeri non sono acqua passata perché la crisi del 2008-09 colpisce anche nel 2011-12. Durante la fase acuta della recessione, nel 2008-09, la caduta dei redditi familiari ha raggiunto in Italia il 4%, a fronte di una riduzione del Pil del 6%. Nella maggior parte degli altri Paesi avanzati, invece, “il reddito disponibile lordo reale delle famiglie è cresciuto, nonostante la contrazione del prodotto”.

Lo dice il vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, da Genova, nell’ambito del Convegno “La famiglia un pilastro per l’economia del Paese” dove emerge il ruolo della famiglia come ammortizzatore sociale: “Nel momento di massimo impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano, circa 480mila famiglie hanno sostenuto almeno un figlio convivente che aveva perso il lavoro nei dodici mesi precedenti”. Con conseguenze pesanti che non saranno risolte dalle maxi iniezioni di liquidità messe a punto dall’Eurozona, ma solo con profonde riforme.

La crisi, spiega il vice direttore generale di Bankitalia, “ha gravemente inciso sui redditi delle famiglie italiane riducendone la capacità di risparmio. La ricchezza accumulata, finanziaria e reale, è stata in parte utilizzata per far fronte alle difficoltà economiche”. E in questo quadro, “si sono ampliati i divari: considerando anche la ricchezza, il numero di famiglie in condizione di povertà, è aumentato”. Di un punto percentuale in media, ma addirittura di 5 punti tra le famiglie giovani.

Anche alle luce di questo Tarantola sottolinea che “le famiglie italiane hanno svolto un’importante funzione di ammortizzatore sociale che continuerà anche nel corrente anno. La struttura familiare italiana – ha spiegato – caratterizzata da una marcata propensione dei giovani a costituire un nuovo nucleo familiare solo se occupati, ha limitato l’impatto della grande recessione sul benessere degli individui. Per converso, sono proprio le famiglie dei giovani che hanno intrapreso un percorso autonomo, quelle che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi e che oggi fronteggiano i livelli di incertezza più elevati”.

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