Dal Pd ai Responsabili: chi è Calearo

Massimo Calearo si dimette dopo le polemiche?


Se perfino il re del buonismo Walter Veltroni riesce a definirlo una “persona orrenda” viene da chiedersi chi sia Massimo Calearo. Tornato agli onori delle cronache dopo un lungo oblio per aver pronunciato frasi che farebbe rabbrividire Scilipoti (“Lo stipendio da parlamentare? Per pagare il mutuo, anche se in parlamento ci sono andato tre volte dall’inizio dell’anno”), oggi l’ex democratico eletto in Parlamento per soddisfare la volontà inclusiva di Veltroni (il nostro fa l’imprenditore e ha dichiarato di non essere “mai stato di sinistra”) annuncia di essere stufo di ricevere insulti ed essere pronto a dimettersi.

“Ho sbagliato e chiedo scusa. La settimana prossima o questa vado a Roma dal mio capogruppo e poi me ne torno a casa a fare l’imprenditore”, il dietrofront è stato repentino. Dei tanti capigruppo che ha avuto, a quale dovrà rivolgersi? A Silvano Moffa, dei Responsabili. Il gruppo in cui Calearo è andato a finire dopo una breve e travagliata esperienza parlamentare che vale la pena ripercorrere. Il 2008 era l’anno del Pd di Veltroni, della filosofia del “ma anche”, della candidatura dell’operaio della Thyssen, dell’addetta al call center, ma anche di Massimo Calearo, imprenditore di Vicenza, presidente del gruppo Calearo, azienda fondata dai genitori specializzata nella ricerca tecnologica e nella produzione di sistemi per le telecomunicazioni.

Ex presidente dell’Associazione industriali di Vicenza, ex presidente di Federmeccanica, entra quindi in Parlamento nel 2008, ma inizia subito a dare segni di nervosismo. Non aveva capito, forse, di essere esponente di un partito di sinistra. Ma lo capisce benissimo non appena Veltroni leva le tende, e dopo la transizione guidata da Franceschini arriva al timone del partito Bersani. L’arrivo del D’Alemiano doc gli toglie gli ultimi dubbi: il partito è di sinistra, è stato tutto un grande errore, meglio cambiare aria.

Trova spazio nell’appena nato Api di Rutelli & Tabacci nel novembre 2009. Ma i conti continuano a non tornare: l’unica azione da parlamentare per cui (forse) sarà ricordato è la legge sul made in Italy firmata assieme a Reguzzoni (Lega Nord) e Santo Versace (allora Pdl). Nel frattempo c’è lo smottamento dei finiani e inizia la clamorosa compravendita di parlamentari che proprio Calearo porta alla luce, rivelando che per votargli la fiducia Berlusconi offre “dai 350mila ai 500mila euro”. Lui non se lo fa ripetere due volte, dà vita al Movimento di Responsabilità Nazionale assieme a Scilipoti, salva Berlusconi e diventa parte integrante dei Responsabili. Ma forse finalmente ce ne siamo liberati.

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