Berlusconi “terremoto”: Pdl e Pd fra ultimatum e minacce. Al voto?

Fra minacce del Pdl (“O la grazia per Berlusconi o la riforma della giustizia o il voto”) e contro minacce del Pd (“Pronti a tutto”) la sentenza di condanna del Cav produce i suoi effetti politici, portando il Paese nelle sabbie mobili dell’incertezza, a un passo dal baratro.

Il premier Letta ha perso l’abituale sicurezza e ha preso coscienza di stare seduto su una polveriera pronta ad esplodere. Il governo, di fatto, non c’è più, politicamente spappolato, con i ministri, sottosegretari e parlamentari del Pdl – vice premier in testa – pronti ad ufficializzare quelle dimissioni già messe nelle mani del condannato Berlusconi.

Di fronte alla devastante crisi del Paese e al di là di tutte le considerazioni sulla sentenza della Cassazione piombata sul capo del Cavaliere, cosa può fare adesso il governo con Pdl e Pd pronti a sfidarsi in una campagna elettorale da duello all’Ok Corral, con il voto anticipato forse già ad ottobre (27)?

Ha ragione Gugliemo Epifani quando rifiuta l’ultimatum del partito-alleato-nemico: “Dal Pdl arrivano ricette inquietanti”; ma il segretario del Pd getta altra benzina sul fuoco con un avvertimento che sa di contro-ultimatum: “Siamo pronti a tutto!”. Questo non è un derby stracittadino con in gioco la coppa del locale bar dello sport. Qui sono in ballo i destini di un Paese di 60 milioni di abitanti, uno dei perni dell’Europa, fondamentale nella scacchiera internazionale, sia sul piano politico ed economico che su quello militare e della sicurezza.

C’è il rischio di avvitarsi in una spirale senza più via d’uscita. A una manifestazione di piazza pro Cav contro la sentenza e contro le “toghe rosse” si risponde con un’altra manifestazione anti Cav a sostegno della Magistratura, delle leggi, dello Stato di diritto, delle Istituzioni?

Ora il clima è rovente e il campo minato e la politica (tutta) non può nascondersi dietro a un dito (la sentenza) perché è stata ed è incapace e latitante. La seconda Repubblica è fallita, 20 anni di berlusconismo e di antiberlusconismo hanno messo in ginocchio l’Italia. Tutte le caste, nessuna esclusa, godono mentre la gran parte degli italiani è alla canna del gas. Troppo facile lavarsene le mani, da una parte non riconoscendo il verdetto della Cassazione e dall’altra contenti di aver lasciato ai magistrati il compito di aver tolto la castagna dal fuoco, eliminando per via giudiziaria lo scomodo Cav.

C’è ancora una linea alternativa ai ricatti e contro ricatti muovendosi con pacatezza, ragionevolezza, buon senso, con l’obiettivo di salvaguardare gli interessi dell’Italia, oggi a forte rischio?

Ancora una volta non resta che affidarsi a Giorgio Napolitano, l’unico che ha coperto e copre la nullità di questa politica, cercando di far guadagnare tempo al Paese, recuperando la sponda della salvezza.

Scrive il direttore di affaritaliani.it Angelo Maria Perrino: “Napolitano davanti a un’emergenza non minore di quella di metà anni ’70 con il terrorismo, predica e invoca un clima costruttivo, larghe intese e riforme. Senza le quali il Paese, già in ginocchio, è condannato in breve termine al default. Queste per me sono le priorità, non il berlusconismo e l’antiberlusconismo finto, tardivo e a corrente alternata, con cui ci balocchiamo nei talk show e sui giornali e telegiornali e abbiamo egemonizzato e saturato il dibattito politico”.

E’ poco, è illusorio, è inutile? In mare aperto occorre aggrapparsi anche all’ultima scheggia di legno. L’alternativa è il gorgo finale.