Copyright su Internet: Agcom avrà potere di censura

Il governo vuole delegare all’Autorità garante il potere di oscurare i siti web

di guido


Farà molto discutere, se confermata, la bozza interpretativa stilata dal sottosegretario Catricalà sui poteri dell’Autorità garante delle Comunicazioni in materia di diritto d’autore on-line, una bozza che dà ad Agcom poteri inauditi e superiori a quelli dell’autorità giudiziaria.

La bozza, invocata dal Garante Corrado Calabrò per chiarire i limiti di intervento dell’Autorità, arriva a seguito di alcuni articoli di legge che l’allora ministro allo Sviluppo Paolo Romani aveva infilato in un decreto senza ulteriori specifiche. Ora le specifiche, pubblicate anche sul blog di Anna Masera, sono arrivate: Agcom avrà il potere di oscurare i siti o di far rimuovere contenuti che giudica violino il diritto d’autore, senza bisogno dell’intervento di un giudice.

Inoltre, il comma 2, parlando di reiterazione delle violazioni, lascia intendere che Agcom possa sia inibire l’accesso a un sito, sia interrompere la connessione di un utente, sullo stile della legge Hadopi adottata in Francia e su cui tuttora gravano sospetti di incostituzionalità


Il fatto che un simile potere venga delegato non alla magistratura ma a un’autorità di nomina politica ha già provocato le prime reazioni, come quelle della community Agorà Digitale che ha puntato il dito contro il “pressapochismo” delle disposizioni. È anche per questo, forse, che Calabrò durante l’audizione di oggi in Senato ha tenuto a specificare che Agcom non colpirà il “web amatoriale” ma interverrà solo contro “la pirateria massiva che depaupera l’industria creativa”.

Resta il fatto che il potere delegato ad Agcom è veramente grande, e non si tratta solo di “pressapochismo” dal momento che, come riportato da L’espresso, la delibera arriva ad abrogare gli articoli in cui l’Italia recepisce le norme europee sul commercio elettronico, norme che toglievano ai provider la responsabilità su quanto fatto dai loro utenti. Una norma in contraddizione con la delibera, ed ecco che quindi i grandi provider in Italia dovranno tornare a vigilare e a ubbidire all’Autorità.

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