Silvio Berlusconi, chiesta la grazia. Che cos’è, chi la concede, come funziona?

I parlamentari del Pdl chiedono a Napolitano di concedere la grazia a Berlusconi. Il Presidente della Repubblica può farlo? Come funziona?

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Giorgio Napolitano può concedere la grazia a Berlusconi

La grazia è un atto, un provvedimento di “clemenza” individuale. Ne beneficia soltanto un individuo. In questo caso, la richiesta del Pdl è che ne benefici Silvio Berlusconi.

Ma come funziona, in Italia?

Chi concede la grazia?

La grazia viene concessa dal Presidente della Repubblica.

Quali sono gli articoli della Costituzione e del Codice di Procedura Penale che regolano il dispositivo?

Queste le prerogative del Presidente della Repubblica

    Art. 87
    Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.

L’atto di concessione della grazia deve essere controfirmato dal Ministro della Giustizia, come stabilisce l’articolo 89 della Costituzione

    Art. 89

    Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
    Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

La grazia, in verità, non può essere chiesta in questo modo.

Il dispositivo è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale.

    «1. La domanda di grazia[c.p. 174], diretta al Presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiuntoo dal convivente o dal tutoreo dal curatoreovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia (1).
    2. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere presentata al magistrato di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore generale presso la corte di appello del distretto ove ha sede il giudice indicato nell’articolo 665, la trasmette al ministro con il proprio parere motivato. Se il condannato non è detenuto o internato, la domanda può essere presentata al predetto procuratore generale, il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni (2).
    3. La proposta di grazia è sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina ed è presentata al magistrato di sorveglianza, che procede a norma del comma 2 (3).
    4. La grazia può essere concessa (4) anche in assenza di domanda o proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 ne cura la esecuzione ordinando, quando è il caso, la liberazione del condannato e adottando i provvedimenti conseguenti (5).
    5. In caso di grazia sottoposta a condizioni, si provvede a norma dell’articolo 672 comma 5 (6).»

A chi va rivolta la richiesta di grazia?

La domanda è diretta al Presidente della Repubblica, ma va presentata al Ministro della Giustizia.

Chi può chiedere la grazia?

La domanda può essere sottoscritta

dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato.

In teoria, il Presidente della Repubblica può concedere la grazia anche se nessuno ne fa richiesta.

Qual è la procedura, una volta giunta la domanda?

Il Procuratore generale presso la corte d’appello (o il Magistrato di sorveglianza se si tratta di un detenuto, ma non è questo il caso), apre una procedura, nel corso della quale viene raccolta

ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari

Il tutto viene trasmesso al Ministro della Giustizia, che trasmette gli atti al Capo dello Stato. Il Ministro esprime il suo parere, favorevole o contrario alla grazia. Ma la decisione finale spetta al Presidente della Repubblica.

Se il parere del Presidente della Repubblica è favorevole, si emana un Decreto presidenziale.

A questo punto,

«il pubblico ministero competente ne cura l’esecuzione, ordinando, se del caso, la liberazione del condannato».

(in aggiornamento)

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