Riforma del Lavoro, cosa ha detto Elsa Fornero

Arriva la riforma del lavoro. E cambiano molte cose.

Elsa Fornero, ministro del Welfare ha spiegato la riforma del lavoro, dopo l’incontro di oggi tra governo e parti sociali. Cosa cambia? A parole è molto interessante quanto spiegato dalla Fornero.

Un primo punto che tocca molti giovani riguarda le partite iva, proliferate negli ultimi anni coprendo in realtà rapporti di lavoro dipendente. Una pratica di sfruttamento finora tollerata ma che va arginata: per Elsa Fornero “dietro le partite iva spesso si nascondono rapporti di lavoro dipendente” ha detto, precisando che “Agiremo in maniera presuntiva e contrasto secco e severo”.

Non è ancora chiaro come visto che le norme sono ancora da scrivere. Ma per il ministro del Welfare quella delle partite iva è “Una dimensione che non ha confronti nel resto d’Europa”. In arrivo anche la Aspi, la nuova forma di indennità di disoccupazione, che verrà versata al lavoratore per 12 mesi – 18 per chi ha più di 55 anni – e potrà avere un importo massimo di 1119 euro che andranno a scalare del 15% ogni sei mesi.

Al nastro di partenza anche norme nuove che regoleranno l’apprendistato “non apprendistato interpretato solo come modalità per avere un’entrata flessibile”. Stop agli stage gratuiti per i neolaureati giunti al termine del ciclo formativo, che per esempio hanno conseguito un dottorato. “Se vai in un’azienda a lavorare non lo fai gratis (…) il lavoro lo devi pagare”. È da vedere se le aziende avranno voglia di adeguarsi a questo diktat.

Per quel che riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali entrerà a regime dal 2017. Dopo 36 mesi di precariato scatterà il tempo indeterminato, altra riforma che tocca da vicino i più giovani, infine, per quel che riguarda il “totem” articolo 18, il licenziamento per cause discriminatorie resta nullo per tutte le imprese, anche quelle con meno di 15 dipendenti, mentre per i licenziamenti dovuti a cause economiche arriva l’indennizzo e non più il reintegro da 15 a 27 mensilità.

Malgrado manchi la firma finale e giovedì ci sarà un nuovo incontro – una formalità – i giochi sono fatti, la riforma non dovrebbe cambiare più di tanto: Mario Monti ha spiegato che “La CGIL ha espresso il proprio dissenso sulla flessibilità in uscita, tutti gli altri hanno espresso consenso, la questione è chiusa, la proposta legislativa che presenteremo al Parlamento non è sottoposta più ad esame o analisi giovedì”.

Per Susanna Camusso della CGIL “Come immagino sappiate, noi abbiamo detto no all’ipotesi che il governo ha fatto per alcune ragioni. La prima è che avendo costruito una norma che sui licenziamenti soggettivi, comunemente chiamati disciplinari non prevede il reintegro, in realtà si fa venire meno l’effetto deterrente dell’articolo 18.”. Per i licenziamenti economici “l’ipotesi del governo non prevede il reintegro dei lavoratori. Credo sia evidente che è una proposta squilibrata, molto lontana da tutti i suggerimenti dati dalla nostra organizzazione e devo anche notare che è l’unico punto di una lunga discussione sul quale il governo non ha mai accettato nessuno spostamento, a riprova che quello era il problema”. E ha concluso “Dobbiamo decidere la mobilitazione”. Salvo modifiche in Parlamento, si dovrebbe aprire una stagione calda.