Processo Mediaset: Berlusconi ferma Daniela Santanché e pensa al ritiro

Niente manifestazione in difesa del Cavaliere sotto Palazzo Grazioli. Ma non solo: arriva la promessa del passo indietro in caso di assoluzione.

Il giorno del giudizio è oggi: la sentenza sul Processo Mediaset della Corte di Cassazione arriverà nel pomeriggio e dopo 48 ore di attesa sapremo quale sarà il destino politico del Cavaliere. Sopratttutto per quanto riguarda l’interdizione dei pubblici uffici, la cui durata sarà fondamentale nel porre o meno un termine alla carriera politica di Berlusconi.

La strategia fissata dai legali di Berlusconi è ormai chiara: calma e sangue freddo, niente sparate e gesti eclatanti. Probabilmente con l’obiettivo di non innervosire i giudici. È l’avvocato Franco Coppi ad avere imposto questa linea, ed è sempre Coppi che ieri ha chiamato il Cavaliere per fargli sapere che cosa ne pensava di Daniela Santanché e della sua iniziativa: una manifestazione del Pdl sotto Palazzo Grazioli in difesa del leader.

“Siete indegni di stare in questo partito se non riuscite a organizzare una manifestazione”, era la linea della pasionaria contro le colombe del partito. Peccato che questo non sia il tempo dei falchi, e così la manifestazione è stata bloccata sul nascere, anche per non dare l’impressione la sentenza sia già scritta e sia di colpevolezza. Insomma, per Silvio Berlusconi è l’ora della mediazione e della pace. Resta da capire se dietro questa decisione ci sia solo la volontà di tenere buona la Corte di Cassazione (e quindi il tutto salterà per aria non appena – e se – arriverà una condanna), oppure ci sia dell’altro.

Perché il Cavaliere, almeno secondo le ricostruzioni di Repubblica, è tutto un lanciare ramoscelli d’ulivo: no alle manifestazioni, sì alla procedura d’urgenza per cambiare il Porcellum, addirittura un passo indietro nel caso i giudici lo assolvano. Che significa? Si sa che nella mente di Berlusconi le sentenze dipendono dalla politica; e quindi deve aver pensato che promettere che in caso di assoluzione non si candiderà più premier possa essere d’aiuto.

La “promessa” è articolata così: in caso di assoluzione, il Cavaliere lancerà comunque Forza Italia a settembre, ma lui rimarrà dietro le quinte, come padre nobile, mandando avanti una truppa di giovani (tutte cose già sentite al domani dell’insediamento del governo Monti, sappiamo com’è andata a finire).

Un modo anche per andare incontro al Governo Letta e permettere alle larghe intese di funzionare senza la sua presenza troppo ingombrante. La speranza dell’ex premier è, forse, che Napolitano senta e muova i suoi fili per arrivare alla soluzione. Il problema è che è decisamente improbabile che la vita politica e giuridica del nostro paese funzioni davvero in questo modo. Ora, comunque, è il momento delle promesse e dei propositi di pace. Se la sentenza non sarà nella forma che il Cavaliere immagina, si vedrà che fine faranno tutti questi ramoscelli d’ulivo.

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