Ore 12 – Elezioni, un italiano su due diserterà le urne. Scelta giusta o autolesionismo?

Non c’è bisogno dei sondaggi per capire quanto è profondo il distacco degli italiani dalla politica e quanto disprezzo c’è per i partiti e per i “politici” a tutti i livelli. I partiti, in parlamento e fuori, fanno di tutto per alimentare la pulsione demolitoria dei partiti stessi nell’opinione pubblica, anche in quella di sinistra.

Non c’è bisogno dei sondaggi per capire quanto è profondo il distacco degli italiani dalla politica e quanto disprezzo c’è per i partiti e per i “politici” a tutti i livelli.

I partiti, in parlamento e fuori, fanno di tutto per alimentare la pulsione demolitoria dei partiti stessi nell’opinione pubblica, anche in quella di sinistra. Se non è sempre stato così, anzi – esagerando – per decenni i partiti erano quasi luoghi di culto e i loro leader osannati, un qualche motivo ci sarà. O prima gli italiani erano dei fessi, o prima partiti e politici erano più credibili. Forse si è esagerato ieri a gridare “evviva” e si esagera oggi a demonizzare la politica.

Ma i numeri (dei sondaggi) dicono che oramai un italiano su due dice che non andrà a votare il 6-7 maggio per le amministrative. Non è una questione di “stanchezza” ma una vera e propria dichiarazione di guerra ai partiti, un segnale forte per “annullare” i partiti, per mandare a casa capi e capetti.

Ci sono mille ragioni per non dar torto a chi per protesta minaccia di disertare le urne. Ma ce n’è almeno una per non dare forfait: chi bucherebbe in alto mare la barca su cui viaggia perché l’equipaggio e il comandante sono inadeguati e inclini al saccheggio? Della barca, come dei partiti, non si può fare a meno perché si sprofonda nel mare e in una dittatura. Ma quale barca, quali partiti, quali timonieri?

L’antipolitica porta bene solo a chi la cavalca a proprio uso e consumo. Silvio Berlusconi ha usato l’antipolitica per fare poi la propria politica, curando gli affari suoi e non quelli del Paese e degli italiani.

La primavera farà sbocciare altri mini partiti (liste civiche) anti-partiti, promossi da mini emuli dei vari Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Grillo e compagnia cantante. Partiti sempre più piccoli, sempre più in mano a un padroncino con cricche aggregate, sempre più populisti e demagogici, a democrazia zero.

Allora? Fa male riaffermarlo: non ci sono scorciatoie. La via d’uscita sta nella partecipazione, nell’entrare in politica, non nel fuggirne più lontani, nel portare davvero aria nuova, tornando a una selezione democratica della classe dirigente nei partiti e nelle istituzioni.

Lasciare agli altri il “potere”, disinteressandosi, è puro autolesionismo. Provare con un nuovo o mille “Ghe pensi mi” si può. Ma è come mettersi una corda attorno al collo.