Nazionale – Lettera aperta dei tifosi agli azzurri! Risponde Ghiraldini

Le polemiche erano già esplose all’indomani della partita contro i Pacific Islanders e le avevamo riproposte anche qui. Il divismo degli azzurri, il loro atteggiamento così poco rugbistico non era passato inosservato agli occhi dei tifosi, sia di quelli di lunga data sia di chi si sta avvicinando da poco alla palla ovale. Proprio il

Le polemiche erano già esplose all'indomani della partita contro i Pacific Islanders e le avevamo riproposte anche qui. Il divismo degli azzurri, il loro atteggiamento così poco rugbistico non era passato inosservato agli occhi dei tifosi, sia di quelli di lunga data sia di chi si sta avvicinando da poco alla palla ovale. Proprio il rapporto giocatori/tifosi è una delle armi che ha reso il rugby così amato negli ultimi anni, facendogli guadagnare spazi mediatici ben superiori ai successi azzurri. Un rapporto che, sembra, incrinato. Così un gruppo di tifosi, che si sono ritrovati a discutere di questa situazione sul forum legato al sito dei fratelli Bergamasco, ha deciso di pubblicare una lettera aperta alla Fir e al capitano Sergio Parisse, in cui vengono riproposti questi dubbi e queste sensazioni. La lettera è arrivata anche a Rugby 1823 che la pubblica volentieri.

AGGIORAMENTO: così come pubblica volentieri quello che Leo Ghiraldini mi ha detto dopo averla letta.

Gentile Capitano e Federazione Italiana Rugby

siamo un gruppo di appassionati di rugby che, come ogni domenica e ogni partita della nazionale si ritrova insieme a vedere i match e poi a discuterne sui vari forum, nel nostro caso, quello dei fratelli Bergamasco.
Nel nostro "stare insieme" parliamo di tutto, confrontiamo le nostre opinioni e ci raccontiamo le nostre esperienze, sia in campo quando giochiamo, sia quando siamo sugli spalti a tifare.
In particolar modo stiamo riflettendo sui Test Match appena conclusi e, ci siamo accorti con molta amarezza, che il clima e i rapporti giocatori/tifosi non sono più gli stessi. Si parla tanto del rugby come sport di coesione, si declama il fatto che solo noi abbiamo il Terzo Tempo e che si debba sempre e comunque fare festa insieme all'avversario (e magari anche con i tifosi) anche in occasione di cocenti sconfitte.
Il problema che a noi, al momento, sta a cuore è che questo clima si è perso, soprattutto riguardo la nazionale italiana. Troppi musi lunghi, troppe persone che ti mandano via in manera sgarbata anche quando si accompagnano dei ragazzi diversamente abili… ma soprattutto si vede che non c'è più la voglia di avere contatto con il vero popolo del rugby, quello che anima lo stadio, quello che urla fino a perdere la voce per una meta italiana, quello che si fa i kilometri per venire a vedere la propria nazionale portandosi dietro moglie, figli, amici amiche e quant'altro.
Spendendo soldi, rubando tempo al riposo settimanale, al lavoro o allo studio.
Questa freddezza e questa indifferenza ci porta a pensare cose sgradevoli, come il fatto che, forse, alla Federazione e la Nazionale non interessi realmente il rapporto con i tifosi e con il popolo del rugby; ci porta a pensare che forse tutta questa esposizione mediatica e questa fama non sia ben gestita e crei situazioni di presuzione che portino poi a un forte senso di delusione a chi vi sostiene e vi segue sempre e comunque.
Confidiamo nella vostra comprensione riguardo la nostra richiesta, chiedendovi anzi, se da parte nostra non è chiedere troppo. Perchè, se per caso abbiamo frainteso qualcosa, chiediamo scusa per questa lettera.

Con inalterata stima e sempre profondissimo affetto

un gruppo di rugbisti, rugbiste e tifosi.

 

A questa lettera risponde, a titolo personale, Leonardo Ghiraldini che, dopo averla letta, mi ha detto che "Per il giro di campo hanno ragione perchè tanta era la delusione che ci siamo resi conto solo dopo… siamo tornati tutti dentro ma purtroppo lo stadio si era già in parte svuotato. Ci è dispiaciuto davvero, è stato un nostro errore. Per i ragazzi in carrozzina mi dispiace davvero molto, ma i giocatori purtroppo non c'entrano con l'organizzazione. In ogni caso, siamo pronti a dimostrare alla prossima occasione di essere sempre gli stessi che i nostri tifosi conoscono!"