Adriano Celentano scrive a Giorgio Napolitano: “Grazia per Fabrizio Corona”

Il Molleggiato pubblica una lettera aperta al Presidente della Repubblica: “I criminali veri sono tanti”

Adriano Celentano, si sa, è un personaggio non nuovo ad uscite fuori dal coro, certamente sempre non allineato, e comunque espressione di comunicazione efficace: quello che dice Adriano Celentano fa notizia quasi sempre.

Questa volta il Molleggiato, in una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiede sul suo blog che venga concessa la grazia a Fabrizio Corona, il “fotografo dei vip” in carcere per una condanna a 9 anni per estorsione aggravata e altri reati tra mille polemiche. Da tempo media e opinione pubblica stanno lentamente mutando l’interpretazione delle vicende giudiziarie di Corona, lasciando al posto dell’emotività da pubblica opinione un giudizio più ponderato su come funziona la giustizia in Italia.

Fabrizio Corona sta infatti scontando la sua pena nel supercarcere di Opera, una struttura di massima sicurezza nella quale sono detenuti detenuti speciali e boss in regime di 41-bis. Una “qualità” detentiva che appare eccessiva per chiunque, non solo per Corona, ma che certamente i trascorsi giudiziari del fotografo non avevano forse previsto.

Al di là di ogni legittima posizione, sia questa garantista o giustizialista, è piuttosto evidente come la detenzione di Fabrizio Corona per reati come l’estorsione, la detenzione di banconote false ed altre grosse “ragazzate” non possano dover prevedere una condanna tanto lunga quanto dura.

E’ tutto sommato questo il discorso di Adriano Celentano, che non nomina mai Fabrizio Corona direttamente, ma che chiaramente fa capire quale sia la richiesta che avanza al Quirinale: grazia per Fabrizio Corona.

La lettera di Adriano Celentano

Caro Presidente Napolitano, mi scusi, se con tutti i grattacapi che immagino lei abbia, anch’io mi accodo con una richiesta di grazia per Fabrizio Corona. Pensi che io non l’ho mai conosciuto, ma ho seguito le sue vicissitudini attraverso i giornali e la televisione. E ogni volta, quando lo vedevo e lo sentivo parlare, avvertivo come un qualcosa che spaccava in parti uguali due sentimenti fra di loro contrastanti: da un lato mi irritava la sua spavalderia nell’ostentare tanta sicurezza, dall’altro avvertivo un senso di profonda tenerezza come chi, bisognoso di affetto, improvvisamente si rendesse conto di quanto grande fosse il sacrificio che lo attendeva per aver rincorso una ribalta attraverso il gioco di una carta sbagliata: di uomo forte, rude, che deve piacere alle donne e che non piange mai, neanche quando il giudice lo condanna, perché fotografi e giornalisti sono lì pronti a immortalare la lacrima che invece lo salverebbe da una pena così eccessiva.

Capisco che il giudice applichi la legge, ma ciò che non capisco è perché la applica quando vuole lui. Lei signor Presidente, lo sa meglio di me: i criminali veri sono tanti, e non si contano quelli che in galera passano molti meno giorni di quanti ne ha già passati l’esuberante Fotografo. Certo, lui ha sbagliato come ognuno di noi, chi più e chi meno sbaglia, probabilmente anche a Lei sarà capitato. Quando si è giovani è facile farsi prendere dalla voglia di arrivismo, anch’io ne sono stato più volte sfiorato, e quando accade si sbaglia SEMPRE. E forse è proprio perché anch’io devo aver sbagliato che Le chiedo, solo per pochi attimi, di calarsi nella sofferenza di chi sta pagando anche con la salute un prezzo spropositato rispetto agli errori commessi. E che, se proprio vogliamo addentrarci in quella che secondo i giudici sarebbe la parte piu’ scabrosa da cui nasce la furia di tale condanna, a ben guardare Corona non ha fatto nè piu’ nè meno ciò che fanno tutti quelli che chiamano “Paparazzi”: “l’incriminato” si apposta, fotografa Trezeguet con una donna che non è la moglie. Anzichè proporre lo scandalo ai giornali (come fanno tutti) lui, il Re dei paparazzi, ha un’idea diversa. Va dal calciatore e gli dice: “ti ho beccato con una donna che non è tua moglie, se vuoi, il servizio lo posso vendere a te anzichè ai giornali”. Trezeguet, che non è scemo, intuisce la convenienza dell’affare e accetta, come del resto avrebbero fatto tutti compreso il sottoscritto. E non mi meraviglierei se insieme al pagamento di 25mila Euro il Calciatore avesse espresso “all’esuberante” una certa riconoscenza per la genialità di aver conseguito un’opera di ONESTA’ in ciò che, secondo i giudici, sarebbe il male dei paparazzi. Per cui tutti in galera tranne Corona, che pur sotto pagamento ha evitato uno scandalo in famiglia.

Signor Presidente, a Lei che è nella condizione di aggiustare i passi di coloro che sbagliano, chiedo solo un po’ di pietà e di concedere la grazia a quel Ragazzo che “nel male ha agito bene”, come disse Gesu’. Infierire, significherebbe assistere alla stupida amputazione di un’Anima che sta per RISORGERE.

Caro Presidente la ringrazio!

Adriano Celentano

Italian paparazzi agency owner Fabrizio