Caso Magherini | Giovanardi accusa il PM di essersi fatto influenzare: “È morto perché strafatto di cocaina”

Caso Magherini: l’uomo venne bloccato e ammanettato dai carabinieri con modalità, secondo l’accusa, imprudenti e difformi rispetto a una direttiva del Comando generale dell’Arma. A processo 4 militari e 3 volontari della CRI.

Il Senatore Carlo Giovanardi (NCD) ha parlato a ‘La Zanzara’, programma radiofondico condotto da Cruciani e Parenzo, del caso Magherini. L’esponente di spicco del ‘Nuovo Centro Destra’ ha sostenuto che Riccardo Magherini sarebbe morto perché “strafatto di cocaina e non per l’intervento dei carabinieri” come “c’è scritto nella perizia disposta dal PM“. Giovanardi ha poi anche aggiunto che il processo sarebbe stato disposto su pressione mediatica ed anche su quella del collega Senatore Luigi Manconi e della signora Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che si sarebbero “presentati a Firenze, influenzando i giudici con le loro conferenze stampa quando tutto stava procedendo verso l’archiviazione“.

In buona sostanza Giovanardi ha accusato PM e GUP di essersi fatti influenzare dall’opinione pubblica, ignorando il parere di una perizia nella quale si parlava di “intossicazione acuta di cocaina” che avrebbe causato una “excited delirium syndrome” e quindi la morte. L’informazione riportata da Giovanardi è però parziale perché questa è le teoria dei due tossicologi Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, chiamati appunto a stabilire se l’uomo avesse assunto sostanze stupefacenti prima di morire e, nel caso, se la morte potesse essere imputabile all’assunzione di una tale sostanza stupefacente

La ‘excited delirium syndrome’ è una teoria scientifica americana molto dibattuta (e controversa), in base alla quale, in astratto, è possibile anche morire in modo improvviso. Questo è naturalmente il legittimo parere di Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, che però hanno un ruolo ben diverso da quello dei medici legali.

Il Senatore Giovanardi ha infatti dimenticato di citare la Perizia Medico Legale redatta dai medici Gian Aristide Norelli e Martina Focardi, ai quali le conclusioni dei tossicologi, come da prassi, sono state comunicate per consentirgli di avere un quadro della situazione il più chiaro possibile. I due medici forensi oltre ad individuare la causa del decesso nell’asfissia, hanno anche sostenuto che questa potrebbe essere stata causata dall’intervento dei carabinieri che hanno immobilizzato Magherini per 20/25 minuto con la faccia rivolta a terra:

«Si può ritenere che i carabinieri intervenuti, una volta operata la immobilizzazione del Magherini, mantennero il soggetto in posizione prona con immobilizzazione posteriore degli arti superiori e, forse, con ulteriori sistemi di contenimento coattivo. Tale stato si protrasse dalle 1.20-1.25 alle ore 1.44 e cioè per 20/25 minuti ed in tale periodo si determinò la componente asfittica sopra discussa».

I due medici, inoltre, pur non scartando l’ipotesi dei due tossicologi circa la ‘excited delirium syndrome’, hanno tenuto a sottolineare che: «per quanto scientificamente nota, la morte rappresenta un evento raro come fatto ascrivibile alla sindrome».

Stando a quanto è stato scritto dai due medici legali ai quali spetta il compito di individuare la causa della morte avendo a disposizioni tutti gli elementi, compresa quindi la relazione dei due tossicologi succitati, non si può certo sostenere che sia il PM che il GUP si trovassero di fronte ad un quadro “chiaro”, nel quale le responsabilità di terzi erano da ritenersi escluse.

Dalla relazione dei medici legali, infatti, emerge che potrebbe esserci un nesso di casualità tra la morte di Magherini e le manovre per immobilizzarlo a terra. Come prescrive l’art. 112 della nostra Costituzione, che Giovanardi dovrebbe ben conoscere essendo un parlamentare di lungo corso, “il P.M. ha l’obbligo di esercitare l’azione penale“, “laddove (Come stabilito dall’Alta Corte NDR) in fase di indagini preliminari sussistano gli elementi idonei a sostenere un’accusa in giudizio”.

Le eventuali responsabilità verranno accertate nel processo e qualora non ve ne fossero, i 7 imputati – 4 carabinieri e 3 volontari della Croce Rossa – verranno assolti da tutte le accuse. Con gli elementi a disposizione sostenere l’inutilità dell’azione esercitata e la tendenziosità della stessa e, soprattutto, che la vicenda stava per concludersi con un’archiviazione, appare francamente ridicolo.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Caso Magherini: a processo carabinieri e volontari della Croce Rossa

3 febbraio 2015

Sono stati rinviati a giudizio i quattro carabinieri e i tre volontari della Croce rossa italiana indagati nell’inchiesta sul decesso di Riccardo Magherini, il 40enne fiorentino morto nella notte a cavallo tra il 2 e il 3 marzo del 2014 mentre veniva arrestato nel centro storico del capoluogo toscano. Il processo, per l’accusa di omicidio colposo, avrà inizio l’11 giugno 2015. Il gup di Firenze ha quindi accolto in pieno la richiesta del pm Luigi Bocciolini. La decisione è maturata oggi dopo un’ora circa di camera di consiglio. “C’è il processo, questo è importante. Prima non avevamo il processo, ora ce l’abbiamo, è un passo molto in avanti rispetto a prima” commenta l’avvocato della famiglia Magherini Fabio Anselmo.

Caso Magherini: richiesta di rinvio a giudizio per carabinieri e volontari della Croce Rossa

11 novembre 2014

Il caso Magherini – che riguarda la morte di Riccardo Magherini, l’ex calciatore di 40 anni che ha improvvisamente smesso di respirare poco dopo essere stato ammanettato e immobilizzato dai carabinieri – torna al centro della cronaca. Per quattro carabinieri e tre volontari della Croce Rossa, tutti accusati di omicidio colposo, è stata quindi richiesto il rinvio a giudizio, firmato dal pm Luigi Bocciolini e vistata dal procuratore Giuseppe Creazzo. L’uomo avrebbe avuto una crisi di panico durante l’arresto, forse causata dall’assunzione di un’eccessiva dose di cocaina, che ne avrebbe causato la morte, aiutata, secondo l’accusa, dal comportamento dei carabinieri, uno dei quali avrebbe sferrato uno o più calci contro Magherini mentre si trovava a terra, ammanettato con la faccia in giù.

Caso Magherini: carabinieri e volontari Croce Rossa accusati di omicidio colposo

27 settembre 2014

Sono accusati di omicidio colposo i sette indagati, tra cui quattro carabinieri, per la morte di Riccardo Magherini, il 40enne fiorentino, ex calciatore della giovanili della Viola, deceduto durante il suo arresto eseguito dai militari dell’Arma nella notte fra il 2 e il 3 marzo scorsi nel centro di Firenze.

Ieri la procura del capoluogo toscano ha chiuso le indagini sulla morte di Magherini, formalizzando le accuse a carico degli indagati. Ipotesi di reato cambiata da quella inizialmente formulata di omicidio preterintenzionale per i 4 carabinieri intervenuti quella notte dopo essere stati chiamati dai dei residenti del centro storico cittadino che sentivano Magherini urlare e pronunciare frasi sconnesse mentre passeggiava.

Gli altri tre indagati sono dei sanitari, per i quali invece gli inquirenti avevano fin da subito ipotizzato l’omicidio colposo. Per il legale difensore dei quattro militari dell’Arma coinvolti, avvocato Francesco Maresca, l’ipotesi di omicidio colposo per i suoi assistiti rappresenta un “ridimensionamento oggettivo dei fatti”.

Oggi a Firenze si svolgono i funerali di Magherini, la procura solo nei giorni scorsi aveva infatti disposto la restituzione della salma alla famiglia.

L’Ansa scrive che le cause del decesso di Riccardo secondo l’avviso di chiusura indagini sarebbero l’assunzione massiccia di cocaina e l’asfissia dovuta anche alle modalità con cui operarono i carabinieri, conclusioni in linea con la consulenza tecnica depositata durante dell’inchiesta.

In sostanza le modalità con cui Magherini venne bloccato e ammanettato furono negligenti, difformi rispetto a una direttiva del Comando generale dell’Arma. Ai sanitari indagati viene contestato il fatto di non aver valutato adeguatamente la situazione e di non essere intervenuti per limitare i danni dell’asfissia.

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