Dopo Palermo il Pd rischia la scissione

Si moltiplicano le accuse a Bersani


Ha voglia Bersani a dire che le primarie sono “una risorsa che non risolve i problemi politici, anzi a volte li amplifica”, a sottolineare che su “23 primarie, 18 le ha vinte il Pd” (non nell’ultimo anno, comunque) e che il caso Palermo “non c’entra niente con la foto di Vasto”. La verità è che la sconfitta nelle primarie palermitane di Rita Borsellino (sostenuta dalla segreteria) a favore di un semi-indipendente che punta all’alleanza con il Terzo Polo non può non avere ripercussioni a livello nazionale. Soprattutto perché da voce e forza a quanti da tempo, seguendo l’ala veltroniana, dicono che l’alleanza con Sel e Idv non s’ha da fare, e che, da ieri, lo urlano ancora più forte, puntando a disarcionare Bersani dalla sella del partito.

“Quando abbiamo deciso di sostenere il governo Monti il solco con Sel e Idv si è fatto più profondo: l’ alleanza modello foto di Vasto è improponibile”, spiega il senatore Stefano Ceccanti, mentre il veltroniano di ferro Beppe Fioroni si spinge più avanti: “Nel 2013 si andrà a un governo politico, e il Pd per primo deve scegliere già adesso le alleanze: ci vogliono coalizioni coese sui programmi. Io sono per un’ intesa con il Terzo polo e penso anche che non si possa non coinvolgere Monti. Dobbiamo stare tutti attenti: se la politica non riacquista la sua dignità verrà commissariata per sempre e saranno i tecnici a decidere quali politici andranno in Parlamento”.

Il sostegno a Monti, le differenze sempre più profonde con Vendola & Di Pietro (vedi Tav), la sconfitta a Palermo proprio di chi, come la Borsellino, voleva un’intesa con la sinistra: tutto sembra remare in una sola direzione, che vede la foto di Vasto messa nel cassetto dei ricordi e dei rimpianti per correre ad abbracciare il Terzo Polo. Una situazione che spacca in due il partito e indebolisce Bersani, al punto che qualcuno arriva a chiederne le dimissioni, altri invece vogliono che venga convocata la Direzione nazionale per discutere la linea del partito.

I nodi stanno venendo al pettine: il Pd è un partito che guarda al centro o a sinistra? La verità è che il Pd è un partito in cui metà tira da una parte e metà dall’altra, e chi sta in mezzo, Bersani, viene strattonato in continuazione. E il rischio che il partito arrivi alla scissione si fa sempre più concreto, come spiega il Corriere.

Ormai anche i dalemiani frenano sull’ ipotesi di una coalizione con Vendola e Di Pietro. Dunque, nel Pd le divisioni non sono più sull’ atteggiamento da tenere in questo frangente nei confronti del governo Monti, ma sul dopo. E non sono divisioni di poco conto se nel partito si sussurra ormai con una certa frequenza la parola «scissione»

Un partito che voleva essere un esperimento post-ideologico all’italiana, che superava gli steccati tra socialisti e cattolici, che introduceva proprio con le primarie una vera innovazione nella vita democratica italiana che finisce come il più classico dei vecchi partiti di sinistra: diviso in due. Ma se l’alternativa è che quello che al momento è il più grande partito italiano sia perennemente alle prese con lotte intestine, allora forse è meglio che venga dato il “liberi tutti”. Che una parte vada a sinistra e l’altra al centro. E poi, si può ricominciare a dialogare.

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