La Lega contro Riina Jr. e i casi Saverio Romano, Cosentino e Dell’Utri

Bossi si scaglia contro il figlio di Totò Riina, ma dimentica l’appoggio della Lega a Saverio Romano, Cosentino e Dell’Utri.

di bruno


Ah, la Lega di lotta e non più di governo, che divertimento! Dopo la notizia del trasferimento a Padova di Giuseppe Salvatore Riina, terzo figlio di Totò Riina, come sorvegliato speciale, Umberto Bossi ha tuonato:

“E’ arrivato il figlio di Riina, non lo accetteremo (sic) di essere invasi ancora una volta dai mafiosi; quella gente merita la fucilazione.”

E il parlamentare europeo Mara Bizzotto (naturalmente della Lega), ha rincarato la dose:

“In Veneto non lo vogliamo: non siamo e non vogliamo diventare la colonia di mafiosi ed ex criminali.”

Che coraggio, che onestà! Stavo per scrivere un lungo articolo per elogiare la svolta antimafia (e giustizialista, vista la richiesta di fucilazione) dei verdi paladini dell’ordine democratico quando sono tornate alla mente alcune simpatiche vicende che hanno visto coinvolto il Carroccio. Tre nomi: Saverio Romano, Nicola Cosentino e Marcello dell’Utri. Seguiteci dopo il salto per saperne di più.

Primo caso, il più recente: Saverio Romano, ex ministro dell’Agricoltura, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, si è salvato da una mozione di sfiducia alla Camera anche grazie ai voti leghisti.

Secondo caso: la Camera ha bocciato la richiesta di arresto per Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale della Camorra. Nonostante i maroniani avessero tentato di autorizzarne l’arresto, ha vinto la linea di Bossi: salvare “Nick l’americano”.

Terzo caso, il più vecchio ma anche il più succoso, ne ho parlato qualche tempo fa in questo articolo: dopo la condanna in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Marcello Dell’Utri ha ricevuto la solidarietà di molti politici, tra cui quella di Bossi:

“l’appoggio esterno non significa nulla, non che Dell’Utri sia un mafioso.”

Pochi anni prima, un certo giornale di partito, la Padania, diretto da un noto politico nazionale, tale Umberto Bossi, dopo la fine dell’alleanza con Forza Italia e Alleanza Nazionale – e la conseguente caduta del primo governo Berlusconi, si scagliava contro Dell’Utri e anche contro il Cavaliere:


Viva la coerenza.

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