Sud Africa – Puttane sì, razzisti no: addio Springboks

Il politically correct è una delle più vergognose forme di conformismo ipocrita e patetico che esista sulla faccia della terra. Il buono e giusto a ogni costo rasenta spesso il ridicolo, diventando tragico. La farsa antirazzista che si sta vivendo in Sud Africa rappresenta proprio questo: un repulisti di facciata, un lavarsi la coscienza sporca,

Il politically correct è una delle più vergognose forme di conformismo ipocrita e patetico che esista sulla faccia della terra. Il buono e giusto a ogni costo rasenta spesso il ridicolo, diventando tragico. La farsa antirazzista che si sta vivendo in Sud Africa rappresenta proprio questo: un repulisti di facciata, un lavarsi la coscienza sporca, un sputtanare la tradizione secolare, ma senza rinunciare al vil denaro, al guadagno facile. Solo così si può raccontare la decisione, ora ufficiale, della SARU e del governo sudafricano di eliminare lo Springbok da simbolo nazionale.

Ecco come recita il comunicato ufficiale della Federazione Sudafricana di Rugby:
Il presidente della SARU, Oregan Hoskins, e l'onorevole Marco Alexander hanno partecipato a un incontro con il Ministro dello Sport, il reverendo Makhenkesi Stofile a Città del Capo martedì, per discutere sull'applicazione del simbolo nazionale, la Protea, sulla maglia degli Springboks.
"Abbiamo avuto un incontro molto positivo con il Ministro dello sport durante il quale le questioni di interesse reciproco sono stati discusse", ha detto l'onorevole Hoskins. "Il Ministro ha spiegato che la legge, che prevederà di mettere l'emblema nazionale sul lato sinistro della maglia delle federazioni sportive nazionali, sarà promulgata entro la fine di questo anno".
"Il Ministro ha anche informato che gli emblemi delle diverse federazioni sportive nazionali – nel caso del rugby lo Springbok – possono essere utilizzati commercialmente nel modo che le diverse federazioni ritengono idoneo, fintanto che tale uso non comprometta l'emblema nazionale".

Cosa significa tutto ciò?
Semplice: il simbolo nazionale del rugby non sarà più, ufficialmente, lo Springbok, come è stato da oltre un secolo. Ora sarà un fiore, più politically correct, meno razzista. Ufficialmente, però. Perché poi, se si tratta di venderlo all'estero, di farne un oggetto di marketing e di merchandising, allora scordiamoci l'apartheid e tutto il resto. Se si tratta di venderlo, allora lo Springbok sarà un simbolo più che gradito al governo sudafricano. Questo è l'antirazzismo di chi comanda in Sud Africa: i fiori sul balcone, di facciata, ma la casa piena di puttane, pardon, di Springboks.

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