Riforma del lavoro: scontro sugli ammortizzatori sociali

Governo e parti sociali non trovano l’accordo sul tema degli ammortizzatori sociali

di guido


La ripresa delle trattative tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro fa segnare una battuta d’arresto e un rinvio a giovedì prossimo. Tema dell’ultimo scontro è la riforma degli ammortizzatori sociali, che il governo vorrebbe sì estendere, ma con una transazione lunga 5 anni. E la scarsa chiarezza sulle risorse da cui attingere mette in allarme anche gli imprenditori. Insomma, l’obiettivo di arrivare a una riforma condivisa sembra sempre più lontano, così come la discussione sull’articolo 18, che subisce un nuovo rinvio.

L’obiettivo del governo, secondo quanto avrebbe detto il ministro Fornero in avvio dei lavori nel vertice di ieri, è estendere le tutele a tutti i 12 milioni di lavoratori italiani (oggi solo 4 milioni sono coperti dagli ammortizzatori). Questo evidentemente significherà avere tutele meno estese, anche se per un numero maggiore, perché il ministro si è detto deciso a utilizzare le risorse già esistenti senza gravare sulla fiscalità generale. Ma qui subentra il problema delle risorse, che potrebbe essere risolto con il ricorso a un sistema assicurativo-contributivo.

I sindacati sono d’accordo sul principio di estendere le tutele, molto meno sull’idea che, di fatto, siano i lavoratori stessi a pagare in qualche modo questi ammortizzatori, così come il fatto che si tratterà di misure “light” rispetto a quelle attuali. In uscita dal vertice, Susanna Camusso ha detto:

Siamo assolutamente d’accordo che bisogna includere, ma quello che non può succedere è che si dia poco o nulla a chi non aveva, e par farlo si toglie molto a chi invece aveva. Il governo deve dirci quali sono le risorse e come distribuirle.


Posizioni simili per Cisl e Uil, critici sul nodo delle risorse e sull’intenzione del governo di lasciare che siano i privati a gestire i sussidi, senza che lo Stato intervenga. E questo è il punto su cui anche gli industriali sembrano intenzionati a fare fronte comune con i sindacati: per Confindustria e Rete Imprese è impossibile che i datori di lavoro e le imprese vengano caricati dell’onere del pagamento dei sussidi.

E se pensiamo che, stando agli studi della Uil, dal 2006 al 2011 lo Stato ha sborsato 30 miliardi di euro per gli ammortizzatori, e che entro il 2017 questa cifra dovrà essere interamente a carico di imprenditori e lavoratori, diventa chiaro che trovare un accordo non sarà affatto scontato. Il governo andrà avanti anche contro il parere di sindacati e industriali, oppure cercherà un compromesso come con le liberalizzazioni?

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