Liberalizzazioni: il Governo si arrende alla lobby dei taxi

Saranno i comuni a decidere sulle licenze


Il governo fa retrofront sulle liberalizzazioni dei taxi: saranno i sindaci, e non più l’authority che deve nascere entro il 31 maggio, a decidere sull’aumento delle licenze ai taxi, come tra l’altro avviene già oggi. Il parere dell’autorità sarà soltanto d’indirizzo, anche se potrà ricorrere al Tar se le sue indicazioni non saranno accolte senza fornire “valide motivazioni”. E’ il secondo giorno consecutivo in cui il governo deve cedere sui taxi: dopo la norma sulle carrozzerie di ieri, oggi l’esecutivo ha dato il via libera all’emendamento dei senatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (PD) in Commissione Industria, che appunto attribuisce nuovamente ai sindaci la decisione sull’aumento delle licenze.

La modifica al testo sul punto che ha scatenato le maggiori proteste da parte dei tassisti non è ancora stata votata in commissione, ma il Governo è stato subito messo sotto accusa per aver ceduto alle pressioni della lobby delle auto bianche. Governo che in questo caso poco ha potuto, visto che la volonta di Monti & co. era tirare dritto sulla loro strada sperando in una sponda da parte del Pd, che però non è arrivata.

Il senatore democratico Bubbico, relatore dell’emendamento, si difende così: “Anche i tassisti hanno le loro ragioni. Inoltre, si parla tanto di lobby: abbiamo colpito quelle vere, banche e assicurazioni. Si parla di poteri forti, ma non mi pare che i tassisti lo siano. Togliere ai Comuni la gestione dei servizi taxi avrebbe voluto dire cambiare la Costituzione. Nessuna Authority può decidere quanti taxi ci debbano essere nei singoli Comuni, deve e può avere servizi efficienti e a costi accessibili nelle singole città. Le lenzuolate di Bersani trovano, con questo testo, la loro piena attuazione”. Difficile però credere che uno che ha fatto delle liberalizzazioni un cavallo di battaglia possa essere soddisfatto dall’emendamento. E un po’ stupiscono anche le parole di Bubbico, che rievocano molto da vicino le parole che i dirigenti del Pdl hanno sempre espresso sull’argomento.

Alle accuse arrivate dai sindacati – il segretario della Cisl ha accusato il governo di essere “debole con i forti e forte con i deboli” – ha invece risposto il presidente del Senato Schifani: “Credo che il Senato rafforzerà il provvedimento con interventi che liberalizzeranno di più il mercato, difendendosi da pressioni di lobby e corporazioni”. E probabilmente anche per anticipare la valanga di critiche che sarebbe arrivata, la commissione del Senato ha dato il via libera alle norme che rafforzano la possibilità per i consumatori di far partire le class-action, non ci sarà più l’obbligo di aprire un conto corrente per richiedere un mutuo, i pensionati con un assegno fino a 1.500 euro potranno aprire gratis il conto corrente in banca, e non pagheranno le operazioni di accredito della pensione e di prelievo, e i professionisti che ricorrono a clausole vessatorie nei contratti con i clienti andranno incontro a pesanti multe.

Forse un po’ poco per far dimenticare la resa sul capitolo licenze, diventato un po’ il provvidemento simbolo delle liberalizzazioni tanto attese dal governo. Ora resta da vedere cosa succederà per quanto riguarda farmacie e separazione di Eni e Snam, temi sui quali al momento non si registrano passi avanti.

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