Caselli risponde all’assalto dei No Tav

Perché centinaia di militanti si schierano contro il procuratore


Dopo essere stato contestato a Torino, Milano e Genova in occasione della presentazione del suo libro “Assalto alla giustizia” (titolo profetico), il procuratore capo di Torino si difende: “Se uno si limita a protestare fa quello che la democrazia gli consente e quindi non c’è assolutamente nulla da dire, altra cosa è scrivere sui muri che chi fa il suo dovere è un torturatore e un boia: non è simpatico e non mi pare un granché democratico”. In attesa di capire cosa succederà nei prossimi giorni, dalla parte di Caselli si è naturalmente schierato Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino: “E’ inconcepibile che in uno stato democratico una persona, sia egli il procuratore capo di Torino o chiunque altro, non possa partecipare ad una manifestazione o tenere un discorso in pubblico perché non ci sono sufficienti garanzie di ordine pubblico…”.

Ma attaccando un simbolo della lotta alla mafia e al terrorismo, i militanti del movimento No Tav non solo sbagliano bersaglio, colpendo un procuratore che ha compiuto singoli arresti per fermare i violenti chiarendo sempre di non voler intimidire il movimento, ma vanno anche contro i loro stessi interessi, come sostiene Luigi La Spina sulla Stampa.


Quello che non capiscono o fingono di non capire, infatti, i promotori del dissenso «no Tav» è che proprio questo movimento è la principale vittima di tale clima. Perché il rischio è quello di una criminalizzazione del diritto a non essere convinti dell’opportunità di un’opera del genere, in questo momento. Le ragioni del «no» alla Tav, opinabili come quelle del «sì», vengono irrimediabilmente compromesse, se non riescono ad escludere ogni forma di espressione violenta. Come la credibilità dei leader di questa protesta, degli scienziati e dei professionisti che la sostengono, dei magistrati giustamente garantisti viene meno, se non ci si dissocia, senza sofistiche indulgenze, da coloro che ritengono l’inchiesta della procura torinese «una provocazione» contro i «no Tav».


Sulla stessa linea d’onda Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano:

Questo sta capitando a Caselli: l’accusa assurda, indimostrata e indimostrabile di aver voluto, arrestando i 25, “criminalizzare il movimento No Tav”. Un movimento composto da decine di migliaia di persone che non farebbero male a una mosca, si dissociano persino da chi imbratta i muri nei cortei e hanno in tasca una sola arma: quella della ragione contro una “grande opera” irragionevole, inquinante, costosa, inutile, anzi dannosa.

Intanto su Twitter si è diffuso l’hashtag IoStoConCaselli, per mostrare solidarietà al procuratore ed evitare che la situazione passi sotto silenzio, soprattutto quando mancano pochi giorni alla nuova mobilitazione del movimento contro l’alta velocità in Val di Susa: “Per ribadire per l’ennesima volta il proprio dissenso alla costruzione della linea ferroviara Torino-Lione e per esprimere solidarietà nei confronti degli arrestati e gli inquisiti per la partecipazione alla giornata di lotta del 3 luglio”. Proprio gli arresti per cui è partita la caccia a Caselli.

Foto | ©TMNews

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