Pierluigi Bersani: “No alla patrimoniale”

Pierluigi Bersani intervistato su Radio 24

di roberto

La vittoria del Partito Democratico passa anche, se non soprattutto, da questo. Pierluigi Bersani deve tranquillizzare la classe media, spaventata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti della sinistra – come Fausto Bertinotti che richiedeva a più riprese una patrimoniale.

E così ai microfoni di Radio24, il giorno dopo l’inizio della campagna elettorale, il segretario PD si affretta subito a precisare che non vuole fare il “Robespierre o Saint-Just”, ovvero “Niente patrimoniale, ma solo la tracciabilità fiscale”.

Ricorda pure che una patrimoniale sugli immobili c’è già – la famigerata IMU – e che bisogna rimodularla per chi ha pagato quest’anno tra i 400 ed i 500 euro – dovrebbe essere più progressiva.

Parole scontate direi, come quelle che riguardano il suo possibile alleato dopo le elezioni, il premier dimissionario Mario Monti. Non c’è nessun accordo: “Non so perché si scrivano queste cose. C’è una civiltà di discussione e ci sono in corso scelte di governo, sul Mali, sui bilanci europei e sulle scelte dei prefetti. Poi sulla civiltà politica ognuno ha le sue posizioni e io e Monti, lui è critico rispetto al dibattito attuale e anch’io”.

Si deve trovare una soluzione al fatto che “bisogna pagare le tasse nel proprio paese”. Purtroppo “la povertà è stanziale”, mentre “la ricchezza è mobile”. Il centrosinistra poi non vuole che ci siano più condoni, “mai più”. Obiettivo del suo governo sarà “la fedeltà fiscale, in modo che ogni euro che ricaviamo lo mettiamo a ridurre le tasse per chi le paga. Se non cominciamo mai non ne usciamo mai”.

Non poteva mancare il riferimento al suo principale competitor Silvio Berlusconi: “parla di tagli subito, ma con lui la pressione fiscale è aumentata 4 punti e ora è pesantissima. Il problema c’è e bisogna supportare le imprese, la quota lavoro sull’Irap va ridotta e stabilizzata. Muovere un po’ l’economia per far riprendere i consumi”.

Per il candidato premier “Siamo usciti dal precipizio ma ci sono ancora problemi”. Non bisogna “fare promesse a vanvera”. Si può uscire dalla crisi anche attraverso le liberalizzazioni, che per lui è una cosa di sinistra. “La destra in Italia non è mai stata liberale, per ragioni storiche. Noi dobbiamo sapere allora che la nostra vocazione è liberale e sociale”.

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