La lettera di Monti e Cameron alla Ue (e a “Merkozy”)

Il premier italiano e quello britannico propongono 8 punti per la crescita

di guido


Dopo l’asse Berlino-Parigi, un nuovo asse Londra-Roma? È quanto sembra emergere dalla lettera che 12 leader europei, Mario Monti e David Cameron in testa, hanno inviato al presidente del consiglio europeo Herman van Rompuy e al presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Una lettera che porta anche la firma dei primi ministri di Olanda, Spagna, Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia e Polonia, ma non quella di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, a cui evidentemente non sono piaciuti alcuni dei contenuti della missiva.

La lettera, inviata a margine dell’Eurogruppo che ha stanziato i 130 miliardi di euro per salvare la Grecia, si articola in 8 punti, 8 proposte per una crescita comune dell’Eurozona, che ha come criterio base la comunione di intenti e di progetti. Remare tutti nella stessa direzione e rinunciare, a favore delle autorità europee, a una piccola parte della sovranità nazionale. Un principio che deve suonare molto male alle orecchie di “Merkozy”, la cui concezione dell’Unione Europea come di una proprietà a due non poteva che suscitare i malumori degli altri leader.

Ma cosa chiedono esattamente i 12 leader ai vertici (e ai colleghi) dell’Ue? Ecco gli 8 punti:

    1) “L’azione deve iniziare dal settore dei servizi”. I 12 leader spingono per avere un mercato unico europeo dei servizi, eliminando le barriere che tuttora persistono e rafforzando la legislazione attuale
    2) “Creare un vero mercato unico digitale entro il 2015”. La proposta, per stimolare il mercato della creatività, è quella di uniformare le leggi sul copyright che differiscono da paese a paese limitando l’interscambio.
    3) “Costruire un vero, efficiente e funzionante mercato unico dell’energia entro il 2014”. Questo è il punto più critico, perché tocca gli interessi tedeschi e francesi nel campo energetico. Secondo la proposta, la Commissione dovrebbe istituire controlli più serrati sul grado di apertura dei singoli mercati nazionali, uniformandoli tra loro. Non è un mistero che la Francia si è sempre opposta fortemente a un mercato comune dell’energia.
    4) “Raddoppiare l’impegno per l’innovazione costruendo una European Research Area“. Si tratta di riunire le varie forze europee nel campo della ricerca in un unico soggetto integrato, e al tempo stesso stimolare la nascita di nuove imprese.
    5) “Aprirsi al mercato globale”. In questo caso si tratta di pensare ad accordi con i grandi mercati extra-Ue come India, Cina, Canada, ma anche con la Russia e con l’est europeo, stabilendo dove possibile accordi di libero scambio.
    6) “Limitare il fardello delle regole”. I 12 propongono di rimuovere gli ostacoli legislativi, nell’Ue e all’interno dei singoli paesi, per costruire nuove imprese, avviare attività e in particolare micro-imprese. In questo modo si avrebbe una deregulation del mercato del lavoro, si incrementerebbe il numero dei lavoratori autonomi con benefici sulle casse degli stati.
    7) “Promuovere il mercato del lavoro”. All’interno delle singole nazioni e nel mercato europeo, occorre aumentare l’occupazione tra i giovani, ma pensare anche a chi è rimasto ai margini, come le donne o i lavoratori più anziani ma ancora non in età da pensione.
    8) “Creare un robusto settore di servizi finanziari”. Anche se in maniera piuttosto astratta, si teorizza un sistema comunitario che controlli tutti i membri ma anche le istituzioni finanziarie e la banche, che devono essere responsabili per i rischi che prendono.

Quest’ultimo punto è quello che crea maggiori attriti con la Germania, che da un lato vuole commissariare gli stati “indisciplinati” come la Grecia, ma dall’altro non accetta controlli comunitari sulle proprie finanze.

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