Parte l’era digitale del Pdl

Alfano presenta la Political Digital Academy


I più cattivi hanno fatto notare come l’onnipresenza della faccia di Obama sugli schermi della sala del Maxxi di Roma da cui Alfano ha presentato la Political Digital Academy del Pdl certifichi il complesso d’inferiorità della destra rispetto alla visibilità di cui la sinistra gode in rete. Il progetto del segretario pidiellino è però più ambizioso di qualche campagna virale ben riuscita o della maggiore diffusione dei social network tra i politici di sinistra, quella di Alfano è “una scuola di comunicazione in rete per i dirigenti e i parlamentari, e per i loro staff, ma anche per i ragazzi e le ragazze che lavorano sul territorio. Terremo almeno un evento al mese, dedicato alla comunicazione su internet, e ogni parlamentare avrà un referente solo per la rete. Vogliamo essere un partito 2.0”.

Come Berlusconi aveva insegnato ai suoi a utilizzare la televisione, il suo successore vuole vedere tutti i dirigenti del Pdl alle prese con iPad e smartphone: “Oggi anche se non si attacca un manifesto con la colla come si faceva un tempo, si può attaccare un post, su internet. Abbiamo in mente di puntare molto sulla rete per la prossima campagna elettorale, vogliamo che la nostra presenza sulla rete sia sempre più a presidio dei nostri valori”. Un affermazione, quest’ultima, che certifica come la destra soffra di una carenza di visibilità sulla rete, nonostante – come ha fatto notare Luca Pautasso su Nota Politica – da anni sul web sia presente il network di magazine conservatori e/o liberisti di Toqueville.it.

“Alle prossime elezioni – ha proseguito Alfano – voteranno anche i nati nel ’94, l’anno in cui è sceso in campo Berlusconi. Si tratta di migliaia di giovani che comunicano attraverso la rete. E la rete deve essere l’aggancio per le nuove generazioni che credono nei valori del Pdl. Per questo motivo ogni deputato dovrà avere un proprio profilo sui social network ed essere presente in internet. Dopo ci incontreremo per fare il punto della nostra situazione sulla rete, discutendo di cosa non va e di cosa dev’essere migliorato”.

Dalla scuola delle Frattocchie del Pci alla scuola digitale di Alfano il passo è lungo, ma la creazione di un partito 2.0 ha immediatamente suscitato gli entusiasmi della nuova generazione di dirigenti Pdl, come il governatore campano Caldoro: “Nessuno vuole mandare in soffitta i vecchi partiti ma bisogna necessariamente confrontarsi con la societa’ che cambia. Oggi soprattutto le giovani generazioni navigano in rete e rispetto a questo bisogna organizzarsi anche con nuovi metodi”. Più stringato il commento di Mariastella Gelmini sul suo profilo Twitter: “Evviva! il Pdl è un partito a militanza 2.0”.

Quello che ancora non è dato sapere è se dietro gli annunci in pompa magna si nasconda qualcosa di concreto: quando i politici si sono lanciati in promesse di innovazione impegnative come questa, spesso è rimasto tutto molto… virtuale. Per non parlare di alcuni flop clamorosi come la campagna “Conosci Faruk” per il tesseramento del Pd. Ma in un momento di difficoltà del segretario, che solo a fatica riesce a tenere insieme i pezzi di un partito in cui le critiche nei suoi confronti fuoriescono sempre più apertamente, riuscire a dare un’immagine innovativa del partito, conquistare attenzione e visibilità in rete e gasare un po’ i più giovani tra i dirigenti del Pdl non può che fargli del bene.

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