Ore 12 – “Mani pulite”, 20 anni dopo. Le colpe dei partiti e della … Giustizia

Se vent’anni dopo di “Mani pulite” e “Tangentopoli” l’illegalità, la corruzione, il malaffare continuano a dilagare non significa che allora le procure sbagliarono a sollevare il coperchio della malapolitica Made in Italy. Evidentemente i Pm, i tribunali e il tintinnar delle manette non bastano per risolvere il problema. Se ieri si rubava per il partito

Se vent’anni dopo di “Mani pulite” e “Tangentopoli” l’illegalità, la corruzione, il malaffare continuano a dilagare non significa che allora le procure sbagliarono a sollevare il coperchio della malapolitica Made in Italy. Evidentemente i Pm, i tribunali e il tintinnar delle manette non bastano per risolvere il problema.

Se ieri si rubava per il partito e oggi si ruba per l’arricchimento personale, resta sempre la politica il nodo da affrontare. In venti anni i partiti, oltre alla riverniciatura di facciate e al cambio di sigle, non sono mutati e non hanno riformato le Istituzioni, ancor più di prima occupate e depredate. Il fallimento della seconda Repubblica è stato totale, così come quello del “berlusconismo” e, pari pari, dell’antiberlusconismo.

L’incapacità ideale, progettuale e di gestione dei partiti personali e/o padronali ridotti a conventicole e a consorterie e la mancanza di volontà degli stessi di rinnovarsi hanno creato il solco fra cittadini e politica e hanno portato il Paese al suo dissanguamento e al degrado generale.

Se il governo “tecnico” di Monti farà uscire l’Italia dal tunnel nessun merito va ai partiti, costretti ad accettare l’ultima carta giocata da Napolitano. Va ribadito sempre che il nodo era e resta politico, la colpa dell’inquinamento della politica e del degrado economico e sociale era ed è dei partiti, allora come oggi. Ai grandi partiti della prima Repubblica va almeno riconosciuto il merito della ricostruzione dell’Italia, non solo economica.

Ciò detto, è altrettanto evidente il fallimento della Giustizia, che si è illusa e ha illuso gli italiani di poter “ripulire” da sola i mille e mille angoli sporchi del Paese.

Il bombardamento mediatico di allora sui giudici che avrebbero “rovesciata l’Italia come un calzino”, la “distruzione” dei grandi partiti di massa visti come il male assoluto, quindi da estirpare per disinquinare l’Italia, non solo produssero il clima da “caccia alle streghe” e la deriva giustizialista, ma aprirono le porte al populismo demagogico di Bossi (quelli del cappio in Parlamento) poi di Berlusconi (quello del Ghe pensi mi e del Bungabunga), quindi al dipietrismo e così via, fin qui. Con il corollario degli infiniti errori della sinistra, da Occhetto in su, e degli ex diccì-popolari, da Martinazzoli fino al Pd.

Scrive oggi Emanuele Macaluso sul Riformista: “L’errore, non solo di alcuni magistrati di “Mani pulite”, ma dei grandi giornali e Tv, e anche di pezzi della sinistra, fu quello di diffondere l’idea che solo i togati potevano rigenerare la politica. E la politica, invece, riemerse con Berlusconi”.

Insomma, la Magistratura e i magistrati vanno difesi ma la salvezza dell’Italia non può essere affidata solo a loro. O rinasce la politica (con i cittadini protagonisti) o l’Italia perisce.