L’ultimo editoriale di Ferrara: l’epoca di Berlusconi è al tramonto

Il direttore del Foglio critica ancora il Cavaliere e cita il caso Ruby, il cucù alla Merkel e altri episodi: è tutto finito.

di bruno,


“Bei tempi, ma forse avevamo esagerato. Con la chiusura e la restituzione ai legittimi proprietari dei così detti ministeri del nord si disgrega l’ennesimo lacerto dell’èra berlusconiana.”

Già le immagino, le lacrime che hanno rigato il viso di Giuliano Ferrara mentre rileggeva l’ultimo editoriale pubblicato oggi sul Foglio. In buona sostanza: è tutto finito. È finita un’epoca di “eccessi pop”, di “fasti consolari al principato di Arcore”, di fini analisi politiche realizzate con “le pernacchie e il dito medio”, mentre si favoleggiava di ponti sullo stretto di Messina, si facevano cucù alla Merkel e, udite udite, ci si diceva “nipoti di Mubarak“.

“Quello era il volto spericolato, ma in fondo anche inerme, di un’Italia altrimenti compressa nella diuturna guerra dei mondi combattuta intorno al Cav. Un’Italia altrimenti isolata dalla sua autentica natura, che è melodrammatica e giocosa finché dura”. Purtroppo, i laidi, grigi, barbosi e noiosi Professori hanno “suonato la campanella della sobrietà, la ricreazione è finita“.

Già, la ricreazione è finita. E non per l’ennesimo declassamento di Moody’s o per la disastrosa situazione in Grecia (paese che rischia di fallire entro poche settimane, con catastrofiche conseguenze sulla zona Euro). Ma perchè il Cav. non occupa più il centro della scena. Anche ieri sera, dopo la schiacciante vittoria del Milan sull’Arsenal, durante l’intervista post-partita, sembrava assente, svogliato. Distratto.

Poteva mancare nell’articolo il riferimento al “siamo tutti uguali”, all’eterno italico ritornello del “ma in fondo cos’ha fatto di male, ha solo…”? No, ovviamente no. “La festa pop del berlusconismo e dell’antiberlusconismo stava tracimando in un tiro alla fune tra ebbri, nel quale tutti i contendenti in gioco sembravano sul punto di finire a gambe all’aria”. Tutti uguali, tutti colpevoli e quindi tutti assolti.

L’epilogo è degno della tragedia (o della farsa, fate voi) in cui ci ha precipitati questo ventennio: “eravamo grandi artisti, però avevamo esagerato”. Giusto un pochino.